Internet Governance Forum, cosa significa e perchè è importante (di Stefania Lombardi)

 

Stefania Lombardi

La Governance di internet è il nostro tema + attuale e che ci riguarda + da vicino per tutelare l’unica democrazia veramente degna del nome, quella della rete.

“Internet ha reso più facile ottenere informazioni, entrare in contatto con il mondo e inviare articoli all’estero…Il governo può controllare la stampa e la televisione, ma non può controllare Internet…INTERNET E’ IL REGALO DI DIO ALLA CINA. E’ lo strumento migliore per consentire al popolo cinese di sconfiggere la schiavitù e lottare per la libertà (LIU XIAOBO)”.

Data la delicatezza del tema, preferisco continuare a usare ben + nobili parole altrui, ovvero quelle del giornalista Arturo Di Corinto, esperto di queste tematiche:

“La prima cosa da dire è che l’IGF con le sue articolazioni territoriali nazionali è necessario più che mai. La ripresa economica, la pace, lo sviluppo umano, hanno bisogno di Internet. E hanno bisogno di una Internet aperta, ubiqua e democratica.

Ma la rete, viceversa, ha bisogno di persone di buona volontà come quelle che si ritrovano all’IGF.

La seconda è che l’IGF Italia ha grandi potenzialità e anche grazie al nuovo metodo che si è dato e grazie al contributo di persone che ci si stanno avvicinando solo ora, potrà contribuire efficacemente al dialogo necessario per mantenere la rete stabile e favorirne l’evoluzione all’interno di un sistema di regole condivise, non necessariamente scritte e vergate dai governi, e per poter meglio rappresentare le istanze territoriali e le idee locali a livello globale. La debolezza dell’IGF Italia finora non ha infatti consentito di valorizzare le grandi competenze dei tecnici che finora hanno rappresentato il nostro paese, ufficialmente o no, nei consessi internazionali. Questo è un deficit che va superato.

La terza e ultima riguarda il fatto che non ci possiamo fare illusioni, burocrazie digitali e potentati vari cercheranno sempre di depotenziare l’approccio bottom up alla governance della rete, e tenteranno di escluderne le idee scomode che invece più meriterebbero di essere discusse. Perciò occore un surplus di attenzione e di “amore”, affinchè i nostri sforzi non siano vanificati dalla prepotenza o dall’ignoranza di questo e quello.

A questo proposito c’è un tema centrale che non si può eludere: gli stakeholder. Ecco, io penso che l’IGF Italia debba avere al proprio interno rappresentanti attivi del governo, piuttosto che mendicare un dialogo o una legittimazione politica da quest’ultimo. Penso che nella logica del multistakeholderism dovremmo rappresentarci tutti alla pari. Affinchè questo accade l’IGF si deve dare una struttura, secondo il modello della cooptazione meritocratica già citato in lista, magari approvando dei formalismi decisionali per eleggere dei “portavoce” revocabili come all’epoca delle assemblee comunali medievali, e poi deve diventare autonomo dal punto di vista finanziario, consentendo – come si fa per l’IGF globale – di dare rappresentanza anche a chi non ha le risorse finanziarie per partecipare e diventare parte dell’organizzazione. Perchè le scelte tecniche e organizzative non sono mai neutrali.”

E ora vi allego anche il link a un suo intervento al riguardo:

http://it.peacereporter.net/videogallery/video/12242

Fin qui le bellissime parole e le nobili intenzioni…Passiamo alla realtà…

Sono tornata da pochissimo dall’IGF …Mi dispiace ammettere che l’IGF generale di Roma non è stato ai livelli altissimi dei precedenti (mi riferisco in particolare a quello di Pisa del 2009).

Peccato!!!

Questo IGF è partito in sordina. Alcuni giornalisti (vera anima dell’IGF) famosi fra gli addetti ai lavori per occuparsi da sempre in maniera appassionata di queste tematiche erano invece assenti: prima mentalmente e poi anche fisicamente il giorno seguente. Sembravano demotivati.

Questa è una mia personalissima considerazione e andrebbe presa con il beneficio d’inventario.I relatori sono andati via dopo i loro talk trattenendosi solo per alcune domande nell’immediato.Non hanno potuto rispondere, quindi, alle domande dei relatori seguenti. Questo, devo proprio dirlo, non è stato un bel messaggio.

L’IGF di quest’anno aveva una parola magica: BOTTOM UP!

Gli incontri tematici separati, paralleli e satelliti, l’hanno rispettata!

L’IGF generale di Roma, NO!

Sembrava che fosse una parola magica da ripetere di continuo per convincersi della sua esistenza e per non voler vedere una palese mancanza. Almeno secondo me. Siamo lontani dal richiamo al PEER TO PEER lanciato da Rodotà. Il PEER TO PEER è veramente democratico perché mette tutti allo stesso livello, a differenza del TOP DOWN ma anche a differenza del BOTTOM UP della formula magica. Non c’erano cittadini, non c’erano giornalisti.  I cittadini c’erano nei tavoli tematici che, invece, sono stati un successo. Lo so per certo perché ho partecipato ad altri tavoli tematici oltre al nostro. Ma che i nostri tavoli siano stati un successo lo sappiamo solo noi, lo diciamo noi a noi stessi. E il PEER TO PEER? Va a farsi benedire. E’ vero che il 30 novembre, nel pomeriggio, ogni tavolo tematico ha portato il proprio resoconto come contributo all’IGF.E’ vero che 5 minuti non sono sufficienti per trasmettere contenuti alti, animate discussioni, sogni, aspettative, speranze e proposte. E’ vero anche che ci sono teorie in cui si dice che un’ottima relazione deve catturare il pubblico e spiegare in 5 minuti.Ma non tutti sono nati relatori, e per fortuna.Non è colpa dei tavoli tematici, nè, tantomeno, dei nostri relatori (tutti bravi!!!). E’ colpa della formula dei 5 minuti. E’ colpa della struttura che non ha permesso un vero dialogo, un vero PEER TO PEER, traducendosi, invece, in una sterile annotazione di relazioni che, per la formula a loro concessa, ahimè, non rendeva la ricchezza dei tavoli tematici. E questa ricchezza a chi la comunichiamo? Ma, soprattutto, chi ci risponde? Non c’era nessuno a cui fare domande e ricevere risposte dopo la presentazione dei nostri risultati. A che scopo li abbiamo presentati quindi?Per una semplice registrazione? E la partecipazione? E il dialogo? E il confronto? Troppo pomposo, e per niente partecipato. Peccato perché alcuni relatori erano molto bravi e competenti e il confronto sarebbe stato veramente interessante e produttivo.

Sono dell’idea di continuare localmente con i nostri lavoli tematici visto che sono stati un vero successo.Aggiungo che occorre proporre all’IGF generale delle iniziative che prevedano non soltanto di far sentire la nostra voce come recitava lo slogan di quest’anno, ma, sopratutto di poterci mettere nelle condizioni di farla sentire a chi di dovere (istituzioni in primis) e ottenere delle risposte precise e puntuali.

L’onorevole Vita, ad esempio, si è preso un pubblico impegno di far firmare l’abrogazione del decreto legge Pisanu a tutti, anche allo stesso Pisanu.Questi impegni nascono dal dialogo, ma ci deve essere questo benedetto dialogo, e con tutti.Non deve tradursi in un semplice report. Il report non fa nascere queste proposte e queste iniziative, non ne ha gli strumenti. Il dialogo si. Noi continueremo a dialogare. Poi faremo in modo che anche l’IGF generale assicuri le condizioni per farci dialogare con le istituzioni e ricevere risposte. L’IGF dovrebbe avere una struttura più aperta, più collaborativa e lo sviluppo parallelo degli incontri non ha aiutato. La formula dei tavoli tematici separati è stata una prova di quest’anno e come tutte le prove/scommesse può essere vincente o perdente. Senza mezzi termini. Non organizzare gli eventi tematici nello stesso luogo è risultato limitante e ha disperso le persone. L’idea iniziale era ottima, ma si è tradotta in una pessima realizzazione. C’è tempo per migliorare, anzi, per aiutare l’organizzazione dell’IGF generale a migliorarsi. Per il bene di tutti noi. Abbiamo ampiamente dimostrato che noi cittadini dei tavoli tematici siamo la vera forza. CONTINUIAMO!!!

Il giurista Stefano Rodotà, durante l’IGF ha formulato una splendida proposta che riguarda tutti noi, la nostra libertà e i nostri diritti.

Eccola:

“FIRMA PER FAR DIVENTARE INTERNET UN DIRITTO COSTITUZIONALE

29 Novembre 2010Articolo 21-bis della Costituzione

Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale.

Le 27 parole che avete appena letto sono state scritte dal costituzionalista Stefano Rodotà, e lette solennemente il 29 novembre 2010 all’Internet Governance Forum di Roma. Noi auspichiamo che aprano una discussione vera sul senso profondo della Rete e che, con i miglioramenti che il dibattito porterà, entrino presto nella Costituzione italiana. Che è sì, una delle più belle del mondo ma è nata in un’epoca in cui Internet non esisteva. Secondo noi ora è arrivato il momento di cambiare e di scrivere che l’accesso alla Rete, il più grande mezzo di comunicazione della storia, è un diritto costituzionale. Se anche voi la pensate così, metteteci la firma.”

http://internetcostituzione.it/

Lucio MALAN, Senatore del Popolo della Libertà, durante l’IGF, ha risposto in differita a questa proposta di Stefano Rodotà dicendo che, essendo internet un mezzo di comunicazione, la proposta di Rodotà sarebbe una tautologia in quanto già contenuta nell’articolo.Non stanno esattamente così le cose.La rete ha ampiamente dimostrato di non essere solo un mezzo di comunicazione.E’ molto di più.Rodotà ha introdotto il concetto di BENE COMUNE (come l’acqua per fare l’esempio più immediato).La rete mette a disposizione il BENE COMUNE DELLA CONOSCENZA e per questo non è un semplice mezzo di comunicazione, ma un diritto vero e proprio.

Se mi avete letto sino a questo punto, mi permetto anche di consigliare un libro a questo riguardo:

“I nemici della rete” – di Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli. Prefazione Stefano Rodotà(La rete è la moderna frontiera della libertà e della democrazia. Luogo che apre canali di condivisione e scambio, internet è un diritto irrinunciabile, e la sua tutela l’unità di misura di un Paese civile. Nella corsa al digitale, però, l’Italia è il fanalino di coda dell’Occidente e il ritardo accumulato rischia di condannare i nostri figli a crescere in un Paese del terzo mondo.Ma qual è il freno che ci tiene inchiodati al passato? A chi giova l’ostinazione all’arretratezza che risulta evidente nei rapporti tra potere e web?In un’inchiesta accurata e coraggiosa Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli svelano il lato oscuro di una catena di ottusità e interessi: leggi che sono al limite della censura, una burocrazia che è un pachiderma mangiasoldi, un’opposizione politica maldestra che nasconde la difesa di lobby intoccabili, fondi destinati all’innovazione che restano congelati nelle casse dello Stato, l’astio di una certa casta di giornalisti che vede tremare una tradizione di privilegi.Ma in un’Italia in affanno, gli autori raccontano anche le storie dei pochi illuminati che hanno visto nel web una risorsa, non soltanto per le proprie tasche, indicando così la strada perché il futuro non resti per noi soltanto un’ipotesi.

ALESSANDRO GILIOLI è giornalista de “L’espresso”e tiene il blog “Piovono rane”. Ha scritto, tra gli altri, Forza Italia: la storia, gli uomini, i misteri e, con Renato Gilioli, Cattivi capi, cattivi colleghi e Stress Economy. Per BUR Futuropassato ha pubblicato Premiata macelleria delle Indie (2007).

ARTURO DI CORINTO ha fatto ricerca e insegnato presso la Stanford University e la Sapienza di Roma. Consulente per la Presidenza del Consiglio dei ministri e l’Onu, scrive per “Il Sole 24 Ore”. È autore di numerosi saggi, come Hacktivism (2002). Il suo sito è www.dicorinto.it.)

Mentre vi scrivo tutto questo, vedo un articolo sulla Repubblica riguardo l’invenzione di Internet e resto inorridita:

“Chi ha inventato Internet? Lo sanno tutti: Apple e Google, naturalmente con l’aiuto di Microsoft.

Lo dice Enrico Franceschini su la Repubblica.it:

«… Di fatto c’è che questi due “brand”, che (insieme alla Microsoft di Bill Gates) hanno praticamente costruito da soli internet …»”

Non è un caso.  I grossi scalpitano per liberarsi della neutralità tecnologica di Internet, dei suoi protocolli standard, dei suoi formati aperti, del software libero che ne regge l’infrastruttura.  E se la gente è convinta che Internet è di Google e Apple (con l’aiuto di Microsoft) nessuno si lamenterà quando neutralità, standard, apertura e libertà verranno messi da parte perché a loro fa comodo.  Bisogna fare cultura.

Non so se sia stata leggerezza e/ignoranza del giornalista ma in un periodo in cui Google e Verizon stanno siglando un accordo per la privatizzazione di Internet, come non pensare maliziosamente che si voglia abituare il pensiero che Internet non sia della gente ma delle imprese. Se dovesse passare questo pensiero sarebbe davvero la fine.

Bisogna rispondere a Repubblica e citare una semplice tabella (http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_di_Internet):

Anno Avvenimento

1960    Avvio delle ricerche di ARPA, progetto del Ministero della Difesa  degli  StatiUniti

1967    Prima conferenza internazionale sulla rete ARPANET1969    Collegamento dei primi computer tra 4 università americane

1971    La rete ARPANET connette tra loro 23 computer

1972    Nascita dell’InterNetworking Working Group, organismo incaricato della  gestione di Internet. Ray  Tomlinson propone l’utilizzo del segno @ per separare il nome utente da  quello della macchina.

1973   La Gran Bretagna e la Norvegia si uniscono alla rete con un computer ciascuna.

1979   Creazione dei primi Newsgroup (forum di discussione) da parte di studenti americani

1981   Nasce in Francia la rete Minitel. In breve tempo diventa la più grande  rete di computer al di fuori degli USA

1982   Definizione del protocollo TCP/IP e della parola “Internet”

1983   Appaiono i primi server dei nomi dei siti

1984   La rete conta ormai mille computer collegati

1985   Sono assegnati i domini nazionali: .it per l’Italia, .de per la Germania, .fr per la Francia, ecc.

1986   Viene lanciato LISTSERV, il primo software per la gestione di una mailing list. In aprile, da Pisa, sede del Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce) viene realizzata la prima connessione Internet dall’Italia con gli Stati Uniti.

1987   Sono connessi 10 mila computer. Il 23 dicembre viene registrato “cnr.it”, il primo dominio con la denominazione geografica dell’Italia. È il sito del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1989   Sono connessi 100mila computer

1990   Scomparsa di ARPANET; apparizione del linguaggio HTML1991   Il CERN (Centro Europeo di Ricerca Nucleare) annuncia la nascita del World Wide Web1992   Un milione di computer sono connessi alla rete1993   Apparizione del primo browser pensato per il web, Mosaic

1996   Sono connessi 10 milioni di computer

1999   Gli utenti di Internet sono 200 milioni in tutto il mondo

2008   Gli utenti di Internet sono circa 600 milioni in tutto il mondo

2009   Gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo”

Stanno cercando di appropriarsi di una cosa nostra, quando basterebbe la vigilanza e l’attenzione da parte di tutti noi affinchè questa tragedia non giunga alla sua conclusione.

Ricordiamoci le parole di Rousseau:

“Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire questo è mio e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quanti assassinii, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano chi, strappando i pioli o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili: guardate dal dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra non è di nessuno, siete perduti!”

Riadiattiamo questo a Internet (ultimo baluardo di libertà) e cerchiamo di parlare e sbugiardare chi se ne sta appropriando inaugurando la nuova società incivile.

5 Commenti a “Internet Governance Forum, cosa significa e perchè è importante (di Stefania Lombardi)”

  • midiesis:

    Oltre alla passione per il cinema, Stefania è interessata anche alla tecnologia digitale ed in particolar modo all’accessibilità ed alla libera circolazione delle informazioni, presupposto indispensabile per una democrazia compiuta e reale.
    Anche se l’articolo è lungo e nella prima parte può sembrare che sia rivolto agli addetti ai lavori, è molto interessante e riguarda proprio la democrazia: invito a leggerlo fino in fondo.

    Vedi anche: http://blog.intoscana.it/toscanain/eventi/internet-governance-forum-lavori-in-corso/

  • Stefania:

    Grazie Rocco.
    Perdonatemi gli errori di battitura che nemmeno io sono riuscita a correggere proprio per la citata lunghezza dell’articolo.
    Comunque è vero.
    I governi possono controllare tutto.
    Tranne Internet.
    Per il momento unico vero strumento di democrazia.
    Facciamo in modo che resti tale.

  • Stefania:

    Il grande Arturo Di Corinto parla dei nemici della rete, IMPERDIBILE:

    http://www.youtube.com/watch?v=SuaDP6WIf2E&feature=player_embedded

  • sergio:

    Internet è un mezzo di comunicazione che ben presto (ma anche di già) è discutibile dal punto di vista democratico (etimologicamente: governo del popolo).
    Ad oggi di sicuro è il mezzo mediatico che lascia ampia scelta decisionale su ciò che si preferisce leggere, sentire, guardare; è anche vero che analizzando attentamente il contenuto globale del web e il suo meccanismo stiamo assistendo ad un graduale “incanalamento” delle scelte degli utenti che, a parer mio, sfocierà in una manipolazione velata dalla libertà di scelta.
    Sappiamo tutti che gli spot, i messaggi e altre pop-up che ci appaiono navigando non sono casuali come è anche lecito dubitare di Facebook non per una quastione sociale e morale, quanto per le informazioni e la privacy personale.
    Ad ogni modo credo che Facebook, Twitter ( e altri socila network) siano una “spaventosa” arma…se ci si basa sul fatto che le idee sane e limpide vengono spesso mutate in vantaggi,guadagni e denaro dall’animo umano.

  • Stefania:

    Spiace sempre vedere come spesso la gente confonda facebook (o altri social network) con internet. La rete nasce libera e le multinazionali, da sempre, cercano di controllarla. Il fatto che ci riescano tramite facebook (Zuckerberg alla fine è un imprenditore; inoltre, non ha alcun riguardo per i suoi utenti) o tramite i motori di ricerca (google che indicizza e personalizza le nostre scelte) significa solo che il rischio di ingerenza in questo territorio di libertà è reale e proprio per questo dobbiamo difendere Internet. Non demonizzarlo. Il male sono le ingerenze. Quelle sì, che vanno combattute. Altrimenti si rischia di fare come l’onorevole Gabriella Carlucci con la questione pedofilia. Sull’essere contrari alla pedofilia siamo TUTTI d’accordo; quindi, diceva questo “genio” di donna, internet diffonde pedofilia; conseguentemente si censura internet. Questa era (ed è) la logica malata. E vedo che la gente ancora ci casca. Spostano il problema partendo da un assunto su cui tutti siamo d’accordo.
    Quel che tanti politici stanno tentando di fare da anni (e, fortunatamente, per ora, non riuscendoci) è proprio di mettere il bavaglio a chi ancora non è stato comprato e non dice quel che vuole il sistema: internet.
    Hanno persino fatto pubblicare uno spot dalla polizia di stato in cui una ragazzina chatta su internet con uno sconosciuto, lo incontra e rischia di essere stuprata. Lo spot diceva di “non fidarsi di internet”. In realtà lì c’è solo il buon senso di “non fidarsi degli sconosciuti” (tutti i bambini lo sanno!!!), ovunque siano, per strada o sulla rete. Questa “personcine per bene” spostano il problema sulla rete perché, per ora, è l’unico mezzo che ancora gli si oppone.
    Ecco tutta la mia rabbia. Usano dei sillogismi falsi e la gente ci casca. Il sillogismo classico era “tutti gli uomini sono mortali; Socrate è un uomo; Socrate è mortale”. Il sillogismo falso (con cui la filosofia francese si è divertita modello sfottò…) usa la stessa tecnica ma mette delle premesse assurde spacciandole per inconfutabili: “tutti gli uomini sono mortali; il cane è mortale; gli uomini sono cani”. La forma classica è generale (mortale); particolare (un uomo); particolare + generale (un uomo mortale). Il sillogismo inverso usa 2 affermazioni generali di seguito all’altra e farlocca il risultato anche se la struttura sembrerebbe quella del sillogismo classico a una prima vista.
    Questi esperti di comunicazione fanno questo, da anni, contro la rete. Proprio perché la temono. La rete è costantemente in pericolo e va difesa. Le ricerche personalizzate indicano che le multinazionali ci stanno provando a controllarla e a piegarla ai loro voleri. Sta a noi permetterglielo o meno.

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