Articoli marcati con tag ‘Francesca Iurlaro’

Ce ne importa un fico secco (mandorlato) – di Francesca Iurlaro

Pubblichiamo di seguito l’articolo “Ce ne importa un fico secco (mandorlato) – consumismo etico o recupero delle tradizioni del passato?” apparso sul periodico di ristorazione e gastronomia “Zafferano magazine” di novembre 2018,  scritto dalla nostra giovane conterranea Francesca Iurlaro nella rubrica “Gourmetica – piccola filosofia del gusto giusto”:

Una buona strategia per capire se un cibo è etico o meno consiste nel chiedersi: è qualcosa che qualcuno mi avrebbe offerto da piccolo e io avrei rifiutato perché “troppo” semplice e naturale?

Quante volte da piccoli, di ritorno dal mare, mamme o nonne ci hanno proposto, a noi che ingrati avremmo preferito una merendina, il pane col pomodoro succoso appena raccolto dall’orto, o con un velo di marmellata di albicocche appena fatta?

E con quale nostalgia mista a pentimento per l’idiozia infantile di un tempo oggi ricerchiamo quella semplicità, difficile al palato perché ogni volta Leggi il resto di questo articolo »

Premio CARE’s Social Responsibility Award 2017 a Francesca Iurlaro

CARE’s – The ethical Chef Days è un evento creato da Norbert Niederkofler, chef doppiostellato del ristorante St. Hubertus di San Cassiano (BZ) e Paolo Ferretti, fondatore dell’agenzia di communicazione hmc a Bolzano, in collaborazione con lo chef Giancarlo Morelli*, del ristorante Pomireu (Seregno, MB).

Si tratta di un progetto pensato dagli chef per gli chef, ma non solo: lo scopo di CARE’s (che inglese significa: prendersi cura) è quello di unire professionisti del cibo e del vino per riflettere sul tema della sostenibilità del cibo. Lo scopo, dunque, è quello di prendersi cura, attraverso il cibo, di noi stessi e dell’ambiente. È un tema quanto mai pressante quello della “cucina etica”: come possiamo cioè cucinare in un modo che sia etico e sostenibile per noi e per l’ambiente? Occorre tornare a rispettare il ritmo della natura, insistendo sulla stagionalità dei prodotti, favorendo il lavoro di produttori, contadini e allevatori locali e riducendo lo spreco di Leggi il resto di questo articolo »

Il premio Alberico Gentili 2012 assegnato alla Dott.ssa Francesca Iurlaro

Francesca Iurlaro

Sabato pomeriggio, nel teatro comunale  di San Ginesio, al termine della 15^ giornata “Gentiliana, alla neo laureanda,  che ha concorso con la  tesi su Alberico Gentili discussa con il Chiar.mo Prof. Filippo MIGNINI l’11 luglio 2012 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di  Macerata, riportando la votazione di 110/110 con dichiarazione di lode, dal titolo  “Il libro di varie letture virgiliane Leggi il resto di questo articolo »

Hegel e il copyright (di Francesca Iurlaro)

Francesca Iurlaro

Dal blog di Francesca Iurlaro,  ”Il nomade Deponente“:

Una sorta di inerzia sorniona mi assale tutte le volte che – il più delle volte,  al mattino presto – leggo concetti talmente degni di tal nome da precludere l’accesso a qualsiasi altra nozione per tutta la giornata. L’altro giorno l’incantatore in questione è stato il Cardinale di Cusa e la sua “contrazione”. Che meraviglia di concetto dal sapore cabalistico. 

Oggi è successo con Herr Professor (non fa meraviglia, per la verità). Annoiata come una studentella svogliata – è il mood che ho tutte le volte che devo preparare un esame che presenti anche solo una delle istanze che intendo combattere a vita e che puntualmente, per sopravvivenza universitaria, sono costretta a mandare giù e memoria – apro in cerca di consolazione i Lineamenti di Filosofia del Diritto. Ora che ho un po’ di nozioni di diritto privato, decido di riaprirlo con un occhio diverso – o forse con lo stesso di sempre, per fortuna, o semplicemente un occhio che ha intuito i legami intrinseci della dottrina giuridica col pensiero hegeliano e che si bea dei libri della Scuola Pandettistica su Google Books. Leggi il resto di questo articolo »

Parlare con numeri e contare con parole, di Francesca Iurlaro

Francesca Iurlaro

Bisognerebbe rivoluzionare i programmi scolastici. Via tanta retorica dell’Italietta di Carducci e Pascoli, più poemi omerici, tragedie greche e Dante. Bisognerebbe andare a scuola sì, ma di valori universali. L’ora di educazione civica cerca di supplire alla meglio alla mancanza di quella formazione universale di cui sopra: non che non sia utile, ammesso che si sappia come insegnarla. Uno studio serio della Costituzione, quello sì che avrebbe senso. Certo è che non si può consegnarla nelle scuole come fosse un depliant informativo, senza fornire gli strumenti adatti a leggerla.

Il risultato? La mia generazione, formata su questi programmini scolastici, ha uno scarsissimo senso dello Stato. E pensare che Hegel (lo interrogo spesso e con grande profitto, come vedete dagli articoli), diceva: “Se qualcuno cammina sicuro di notte per strada, non gli viene in mente che possa essere altrimenti, poiché questa consuetudine della sicurezza è divenuta un’altra natura, e appunto non si riflette su come questo sia soltanto l’effetto di particolari istituzioni.  Lo stato ha connessione grazie alla forza, reputa sovente la rappresentazione; ma ciò che lo sostiene è unicamente il sentimento fondamentale dell’ordine, che tutti hanno”. Bene, la questione è drammaticamente capovolta: abbiamo talmente dimenticato cosa sia lo Stato che non camminiamo più al buio con tanta sicurezza – metaforica si intende, fortunatamente non abbiamo grossi problemi con la sicurezza pubblica. Non siamo nemmeno capaci di pensare che sia una forza, come vorrebbe l’opinione comune secondo Hegel. Proprio non capiamo da dove venga il buio.

Venerdì scorso all’Oratorio della Carità la Fondazione Magna Carta Marche ha organizzato un convegno dal titolo “Aspetti normativi nella riforma della giustizia”. Sono intervenuti il sen. Francesco Casoli, il dott. Giulio Argalia, l’avv. Maurizio Barbieri, il prof. Guido Biscontini e il sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati. Scopo del convegno: fare luce sulle riforme nel campo della giustizia. Il Sottosegretario ha illustrato quali sono i campi di attività del Governo sul tema giustizia –  mi taccio sulle complicanze dei mass media; ne siamo talmente vittime che quando ne parliamo dobbiamo adottare uno dei linguaggi in voga al momento, dunque rassegnarci a fare una travagliata se vogliamo difendere il diritto alla libertà. Che, va ricordato, non è la libertà di scrivere ciò che si vuole, ma di volere ciò che si scrive e di avere i mezzi per farlo. Dunque, dice il Sottosegretario, il Governo si sta impegnando nella riduzione dei tempi medi di durata dei processi (8/10 anni circa), aspetto fortemente condannato dall’UE; sta cercando di far recuperare ai cittadini fiducia nel sistema giudiziario valorizzandone la credibilità. Dopo la riforma del processo civile nel 2009, nel settore penale il Governo si muove in direzione di un forte contrasto alla mafia, con conseguente confisca dei beni dei mafiosi. Parole d’ordine: informatizzazione, semplificazione, sicurezza, tutela della privacy per quanto riguarda le intercettazioni.

Ora che ci penso, anche lo studio della matematica a scuola andrebbe sottoposto a revisione, onde evitare confusioni tipo: parlare con numeri e contare con parole. La matematica non è uno strumento assoluto, non dà la garanzia di certezza per il semplice fatto di non essere un’opinione.

Ché, così, potremmo finire per avere uno Stato – azienda.

Francesca Iurlaro

SINEAD O’ CONNOR & POIESIS – di Francesca Iurlaro

Sarebbe stato interessante chiedere a Sinéad o’ Connor quanto la spiritualità influenzi il suo metodo di creazione artistica. Se si parla di misticismo, non riesco a contenermi: mi viene la curiosità di sapere quanto una visione mistica della vita e del rapporto con Dio influisca nei processi creativi. Niente, curiosità insoddisfatta. C’era da aspettarsi invece il riferimento agli abusi, alle solite storie della stampa a cui lei rispondeva a bassa voce – e smentiva: “Io non ho mai odiato mia madre”.

Per fortuna l’arte parla da sé, quindi non è stato difficile trovare risposta alle mie domande. E’ vero che il processo di creazione artistica rimane impercorribile a ritroso, ma se ne vedono gli effetti, eccome. Che dire allora? Non sappiamo in quali termini la spiritualità influisca sulla poiesis (appunto) –  il nesso fra spiritualità e lyrics è evidente, ma che dire delle melodie scelte? Senza dubbio si rifanno ad una tradizione, quella irlandese: ma c’è un rapporto, semmai anche inconscio, fra quelle melodie e il concetto spirituale che vi è alla base? Questioni dibattute – e che qualcuno dibatterà ancora, con un po’ di fortuna.

Torniamo a Sinéad: timida, senza ombra di dubbio. Una tale discrezione non può non tradursi musicalmente in atmosfere intimistiche – come conferma la scelta di esibirsi in versione acustica, che certo una Piazza del Podestà gremita di gente poco valorizzava.  “Times They Are A – Changing” di Bob Dylan in apertura del concerto(“perché il presente più tardi diventerà passato”), poi un viaggio fra Irlanda e dischi recenti dell’artista (“Universal Mother”, “Theology”), fino all’attesissima “Nothing Compares 2 You”. Ma Sinéad non piange più quando la canta, come nel videoclip.

E’ stato interessante sentirla parlare, nella conferenza stampa tenutasi qualche ora prima del concerto al Relais “Marchese del Grillo”, del suo rapporto con altri generi musicali di ispirazione spirituale: la musica nera d’America, il reggae, la musica religiosa dell’Irlanda degli anni ’70. “Tutti questi popoli combattevano per lo stesso ideale: il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali”. La lotta genera sofferenza, il blues, condizione esistenziale universale declinata da ogni popolo in maniera diversa, ricca, piena di storia e storie. Perché la musica popolare è spirituale, e ha sempre storie da raccontare.

Francesca Iurlaro

Webcam Piazza Marconi


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