Parlare con numeri e contare con parole, di Francesca Iurlaro

Francesca Iurlaro

Bisognerebbe rivoluzionare i programmi scolastici. Via tanta retorica dell’Italietta di Carducci e Pascoli, più poemi omerici, tragedie greche e Dante. Bisognerebbe andare a scuola sì, ma di valori universali. L’ora di educazione civica cerca di supplire alla meglio alla mancanza di quella formazione universale di cui sopra: non che non sia utile, ammesso che si sappia come insegnarla. Uno studio serio della Costituzione, quello sì che avrebbe senso. Certo è che non si può consegnarla nelle scuole come fosse un depliant informativo, senza fornire gli strumenti adatti a leggerla.

Il risultato? La mia generazione, formata su questi programmini scolastici, ha uno scarsissimo senso dello Stato. E pensare che Hegel (lo interrogo spesso e con grande profitto, come vedete dagli articoli), diceva: “Se qualcuno cammina sicuro di notte per strada, non gli viene in mente che possa essere altrimenti, poiché questa consuetudine della sicurezza è divenuta un’altra natura, e appunto non si riflette su come questo sia soltanto l’effetto di particolari istituzioni.  Lo stato ha connessione grazie alla forza, reputa sovente la rappresentazione; ma ciò che lo sostiene è unicamente il sentimento fondamentale dell’ordine, che tutti hanno”. Bene, la questione è drammaticamente capovolta: abbiamo talmente dimenticato cosa sia lo Stato che non camminiamo più al buio con tanta sicurezza – metaforica si intende, fortunatamente non abbiamo grossi problemi con la sicurezza pubblica. Non siamo nemmeno capaci di pensare che sia una forza, come vorrebbe l’opinione comune secondo Hegel. Proprio non capiamo da dove venga il buio.

Venerdì scorso all’Oratorio della Carità la Fondazione Magna Carta Marche ha organizzato un convegno dal titolo “Aspetti normativi nella riforma della giustizia”. Sono intervenuti il sen. Francesco Casoli, il dott. Giulio Argalia, l’avv. Maurizio Barbieri, il prof. Guido Biscontini e il sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati. Scopo del convegno: fare luce sulle riforme nel campo della giustizia. Il Sottosegretario ha illustrato quali sono i campi di attività del Governo sul tema giustizia –  mi taccio sulle complicanze dei mass media; ne siamo talmente vittime che quando ne parliamo dobbiamo adottare uno dei linguaggi in voga al momento, dunque rassegnarci a fare una travagliata se vogliamo difendere il diritto alla libertà. Che, va ricordato, non è la libertà di scrivere ciò che si vuole, ma di volere ciò che si scrive e di avere i mezzi per farlo. Dunque, dice il Sottosegretario, il Governo si sta impegnando nella riduzione dei tempi medi di durata dei processi (8/10 anni circa), aspetto fortemente condannato dall’UE; sta cercando di far recuperare ai cittadini fiducia nel sistema giudiziario valorizzandone la credibilità. Dopo la riforma del processo civile nel 2009, nel settore penale il Governo si muove in direzione di un forte contrasto alla mafia, con conseguente confisca dei beni dei mafiosi. Parole d’ordine: informatizzazione, semplificazione, sicurezza, tutela della privacy per quanto riguarda le intercettazioni.

Ora che ci penso, anche lo studio della matematica a scuola andrebbe sottoposto a revisione, onde evitare confusioni tipo: parlare con numeri e contare con parole. La matematica non è uno strumento assoluto, non dà la garanzia di certezza per il semplice fatto di non essere un’opinione.

Ché, così, potremmo finire per avere uno Stato – azienda.

Francesca Iurlaro

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