Ancora sulla questione “demolizione anfiteatro” della villa comunale

L’articolo “Riapertura della villa comunale e nuovi servizi” pubblicato sull’ultimo numero de “Il Comune informa”, il n. 4/2010, riporta la discussione, già affrontata sul nostro sito, sull’abbattimento dell’Anfiteatro.
In particolare nell’articolo vengono passati al vaglio due punti:
1)    L’uso improprio dell’anfiteatro;
2)    La ricostruzione fatta su mi diesis.it come “luogo della memoria” in cui furono vissuti importanti momenti culturali.
Riguardo al primo punto, è un dato oggettivo il modo in cui la struttura si era ormai ridotta, perché sempre più abbandonata a se stessa e perché senza alcuna valorizzazione non solo da parte dell’amministrazione, ma anche delle varie associazioni tra cui, non abbiamo alcun problema a dichiararlo,  “Movimento Circolare” della quale facciamo parte.

Se colpa c’è stata, quindi, va distribuita tra più soggetti, oltre ovviamente ai vandali “tout court” che ci sono e sempre ci saranno e che andrebbero isolati.

 Per il secondo punto sono chiari, nell’articolo, i riferimenti a “Quando un luogo scompare”, pubblicato su mi diesis.it, che ripercorreva le tappe di un percorso incentrato sul teatro e approdato più di una volta all’anfiteatro.

Fare cultura, o per non essere presuntuosi, “cercare” di fare cultura è difficile e, come se non bastasse, se si dovesse misurare la gratificazione sulla quantità, piuttosto che sulla qualità si resterebbe spesso fortemente delusi.

Lo sappiamo noi, quando nel programmare con la nostra associazione una manifestazione ci diciamo “meglio 20 persone interessate che 200 a cui non gliene può fregare di meno”; lo sapevano, supponiamo, i ragazzi di “A sud del tempo” quando tramite il teatro sperimentavano un modo non certo banale per crescere e confrontarsi; lo sa l’amministrazione comunale quando deve constatare, purtroppo, la diserzione della Pinacoteca da parte dei nostri concittadini in occasione di manifestazioni artistiche che non hanno un “appeal” popolare.

Ci riteniamo soddisfatti, in proposito, quando il 27 dicembre di ogni anno riusciamo a riempire la Pinacoteca o l’aula consiliare pur programmando manifestazioni a tema che oltre alla musica propongono un percorso culturale raccontando gli avvenimenti collegati agli anni di quelle canzoni e le storie ad esse connesse.

Abbiamo trovato una formula riuscita, ma sappiamo tutti quanto sia più facile riempire una piazza con gli “amici di Maria” o con  i concorrenti del “Grande Fratello” piuttosto che con un reading letterario.

“Quando un luogo scompare” racconta una storia vissuta in prima persona, una storia coraggiosa e impegnativa, e se è vero che lo stato attuale dell’anfiteatro era poco o per nulla dignitoso, altrettanto vero è che quella storia vissuta da quel gruppo, da quei ragazzi, in quel contesto e in quel tempo ha un valore intrinseco, un valore che trascende i numeri e che, ci auguriamo, ha segnato positivamente le loro vite.

 La redazione midiesis.it

 

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2 Commenti a “Ancora sulla questione “demolizione anfiteatro” della villa comunale”

  • libellula:

    ” Quando il passato non ha niente da dire al presente, la storia può starsene tranquilla a dormire nel ripostiglio dove il sistema serra i suoi logori travestimenti.
    E’ il metodo per farsi il vuoto nella memoria, o per riempirla di spazzatura,
    di modo che c’insegni a ripetere la storia invece che a farla!”
    Eduardo Galeano

  • Pierantonio Guglielmo:

    DIscutendone qualche sera fa è venuto fuori il concetto che prima del vandalismo viene l’abbandono. Il luogo era trascurato e nell’articolo c’è il passaggio “era l’unico luogo adatto alle manifestazione teatrali nel 94, ora c’è la pinacoteca, la piazza, il palazzetto” COme a dire che la demolizione teorica era in atto già da anni (e la colpa non ricade solo sull’attuale amministrazione ovviamente) Anche se spesso erano state fatte iniziative “dal basso” negli ultimi anni scegliendo come luogo l’anfiteatro (concerti, serate ecc)

    QUello che mi ha dato fastidio è il solito tono arrogante e violento. Il continuo riferirsi ad una categoria di persone sgradite e sgradevoli, non degno di essere aiutato, incluso nella vita; il cui valore come persone è riconosciuto solo per il suo essere potenziale pubblico e non potenziale attore.

    Ora, non ho sottomano l’articolo in modo da poter citare testualmente ma mi riferisco alle varie generalizzazioni del tipo: “gli stessi che piangono la scomparsa dell’anfiteatro sono anche regolarmente assenti alle manifestazioni culturali organizzate dall’amministrazione”

    “non bisogna più pensare pensa a tutto il marajà”

    Vorrei poi concentrarmi sull’altro articolo presente nella stessa pagina: quello sui maturati con voto 100. Senza toccare i diretti interessati ovviamente, non sto criticando loro, ci mancherebbe; c’è un passaggio: “sono l’espressione di una gioventù sammichelana che – a parte qualche eccezione- ha ben saldi i valori dell’impegno, della responsabilità” eccetera.

    QUel ”a parte le dovute eccezioni” come indice di un modo di pensare del tipo ”lasciamo fuori le mele marce, non ci interessate” perchè la gioventù disagiata c’è eccome, ma ovviamente viene lasciata perdere perchè ormai è destinata a essere parte del gruppo degli ”altri” sgradevoli e sgraditi.
    Il fatto che i due articoli si trovassero nella stessa pagina è una coincidenza che mi ha fatto riflettere.

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