Lettera a Don Tony

Al Reverendo Parroco Don Tony Falcone
p.c. Al Sindaco Giovanni Allegrini
e a Sua Eccellenza l’Arcivescovo Domenico Caliandro
LORO SEDI

Reverendo Parroco,

la lettera da Lei inviata al Sindaco, ai componenti del Consiglio Comunale e per conoscenza a S.E. il Vescovo, ci interpella direttamente come cittadini, credenti e non, e come destinatari sottintesi che vengono citati con una figura retorica, ma non riconosciuti meritevoli d’interlocuzione e di confronto diretti. Ci perdonerà se Le diciamo che la modalità da Lei scelta e la richiesta di non pubblicare la lettera sul web, di non diffonderla, di renderla quindi riservata solo ai politici, sottrae all’opinione pubblica il diritto di conoscere in modo trasparente il Suo punto di vista e di farsi un’idea su quanto accaduto. Non solo, lascia il campo ad una serie incontrollata di supposizioni, dubbi, insinuazioni sui protagonisti (loro malgrado) della vicenda, che vengono esposti ad un discredito sotterraneo. Ciò nonostante la lettera circola tranquillamente, ma non se ne può discutere alla luce del sole.  Pertanto, considerato che da chi è chiamato direttamente a rispondere non ci sono state pubbliche prese di posizione, né difese della laicità e liceità, nonché del valore della manifestazione culturale messa in essere, ci permetta, nel ribadire la nostra autonomia e indipendenza di pensiero, svincolate dalla sfera politica, di interloquire con Lei in modo aperto e sincero per sgombrare la comunicazione e le relazioni dall’opacità in cui sono avvolte, e per promuovere una reale cultura del dialogo, che è tale quando persone diverse contribuiscono col proprio punto di vista a costruire un orizzonte di riferimento più ampio.  Shakespeare direbbe: «A noi spetta accettare il peso di questo tempo triste… Dobbiamo dire quello che sentiamo e non dire quello che conviene».

Per prima cosa vogliamo chiederLe scusa se in qualche modo abbiamo ferito il Suo essere guida spirituale di questa comunità, la Sua sensibilità e la Sua persona tutta. Lontanissimo da noi un intento simile. E ora proviamo a raccontare quanto accaduto alla luce delle sue rimostranze. Come Associazione siamo stati invitati dall’Assessora alla Cultura a partecipare alla 2a edizione del Festival Internazionale di Poesia e, individuati i contenuti relativi al dramma delle migrazioni, abbiamo proposto Piazza Dante come luogo in cui svolgere l’incontro, essendo la piazza dedicata al sommo poeta e quindi, per estensione, al valore della poesia. L’Amministrazione ha provveduto agli aspetti logistici e noi come associazione ai contenuti.  Nella sua lettera Lei esordisce dicendo “ho assistito per l’ennesima volta a una mancanza di rispetto perpetuato a discapito di uno dei luoghi più sacri del nostro piccolo paese, la nostra Chiesa Madre” e continua affermando che “stavolta si è andato ben oltre, [...] volutamente si è scelta la piazza antistante la Chiesa e si è orientato il tutto (schermo, microfoni, ecc.) verso la facciata, tanto da ostruirne la visione della stessa”.

Parla quindi della sacralità del sagrato, rivendicandone la pertinenza e riportando ampi stralci della definizione della parola come viene spiegata dalla Treccani.

Considerato che in quella piazza, a ridosso dei muri della Chiesa, per più di un decennio, si è autorizzata l’occupazione del suolo pubblico per attività di ristorazione; che si sono tenuti concerti di musica rock, blues, musica popolare con danzatori di pizzica, rassegne estive pubblicizzate sulla stampa e sui social;  che su uno stesso schermo (come quello attualmente incriminato) si seguivano le partite di calcio; che, come Lei stesso scrive, è parroco in questo paese da sedici anni, e non ha mai proferito parola chiara e netta in merito, ben comprende come sia grande il nostro sconcerto per questa inattesa incursione nella vita culturale, civica e politica del paese, che appare, purtroppo,  come una condanna a prescindere dell’evento e delle persone che l’hanno promosso.

Lei afferma, citando un pronunciamento della Corte di Cassazione, che «riguardo il concedere o meno l’uso del sagrato, tenuto conto delle Leggi vigenti non spetta al Comune, ma essendo gli stessi spazi di diretta pertinenza della Chiesa, concedere o meno l’uso degli stessi per altri scopi che non siano quelli inerenti la specificità del luogo, spetta all’Ente Chiesa». E in questo siamo d’accordo con Lei, ma il sagrato della Chiesa Madre non ha confini definiti, né scalini, né rialzamenti, né balaustre, che ne possano delimitare l’area sacra, pertanto, qual è la sua estensione, come individuarla senza incorrere in dispute interpretative? In casi di dubbia definizione come questo, la giurisprudenza dirime la questione, su chi spetta concedere l’uso degli spazi, verificando le proprietà catastali. Nella fattispecie l’area antistante la Chiesa Madre risulta proprietà pubblica e non della Chiesa. Posto che non spetta a noi fare chiarezza in merito, per quanto ci riguarda, la consuetudine dell’uso di quel luogo consolidata nel tempo ci ha spinto a ritenere che non ci fosse nulla di oltraggioso nel leggere poesie e nell’affrontare un tema sul quale quotidianamente la Chiesa sensibilizza i fedeli e l’opinione pubblica.

E considerato che anticamente il sagrato veniva chiamato “paradiso”, che vuol dire giardino, abbiamo pensato che non ci fosse nulla di male a incontrarsi in un paradiso in terra, un luogo accogliente, che sia un tramite, un legame tra la sfera civile e quella religiosa, tra la dimensione sociale e quella spirituale. Uno spazio, come nello spirito conciliare, capace di esprimere una dimensione antropologica, liturgica e culturale, dove scoprirsi fratelli e sorelle. Uno spazio aperto, inclusivo, un’irruzione felice e salvifica nella vita di ognuno. Tutti i luoghi sono il luogo dell’incontro e non è Dio in ogni luogo?

Evidentemente sbagliavamo, anche se ci è di qualche conforto sapere che altrove, da Fermo a Bari, si fanno rassegne di teatro sui sagrati, organizzate proprio dalle Arcidiocesi di quei luoghi.

Sbagliavamo ancora nel volgere lo sguardo del pubblico verso la Chiesa, che abbiamo pensato di valorizzare nella sua bellezza architettonica e nel suo messaggio evangelico, illuminandola dall’alto con dei fari e pensando che lo schermo aprisse il portone chiuso e parlasse al cuore dei presenti del messaggio di Papa Francesco, che in questi anni di pontificato ha messo al centro della sua azione il problema della migrazione, definendola «la più grande tragedia dopo la seconda guerra mondiale»?

Sbagliavamo nel credere nella «convivialità delle differenze», che il compianto don Tonino Bello, vescovo profetico, è venuto a raccontarci proprio nel nostro paese?

Lei più volte afferma di non voler entrare nel merito della manifestazione, limitando il suo biasimo al luogo, all’orientamento del tutto, all’uso dello schermo davanti alla Chiesa, quindi al mezzo, quindi alla forma. È dai tempi di Platone che si discute del rapporto tra forma e contenuto, a noi basta ricordare che, senza una forma, qualsiasi contenuto rimane potenziale, che la forma dunque è la condizione necessaria perché il contenuto si manifesti, che la forma dunque è sostanza. Sullo schermo, a titolo informativo, sono stati proiettati dei video della durata di pochi minuti intitolati: “Un milione di passi, Cos’è per te casa, La mia casa, Solo andata”, due dei quali realizzati dall’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

La nostra amarezza nasce da questa sua volontà di non sapere, di non nutrire nessuna curiosità per i testi letti, per il senso di comunità che abbiamo provato a costruire, con le persone di altri paesi, di altre culture, presenti nel nostro territorio, per l’emozione con cui hanno partecipato, per la commozione di vedere insieme i nostri bambini con i loro, non solo nelle aule scolastiche, ma nel cuore di un paese.

Il nostro rammarico nasce dalla severità del giudizio espresso che, formulato non per conoscenza precisa e diretta dei fatti, si configura più come preconcetto, pregiudizio (dal latino praeiudicium: sentenza anticipata) nei nostri confronti. Probabilmente non riusciamo a cogliere le sfumature e la complessità della sua riflessione, ma l’ironia virgolettata con cui parla di noi, dopo aver affermato di non aver mai, e ribadisce Mai, realizzato alcunché sui sagrati (anche se in questo caso ricordiamo di aver acquistato da banchetti sistemati nell’arco del tempo, proprio davanti al portone della Chiesa di San Michele, torte e pasticcini per finanziare le attività parrocchiali, miele per l’Aifo, calendari degli scout, tutte attività dai fini nobili, di cui non si discute la validità), quando si chiede perché «“concedere questo permesso” ad altre Associazioni per le loro manifestazioni che certamente di sacro non hanno nulla! So che mi verrà obiettato che si tratta di “alta cultura”, frutto di questo “afflato poetico” che sembra aver travolto come una tromba d’aria il nostro paese», indica piuttosto chiaramente il suo pensiero nei nostri riguardi.

È evidente, per la similitudine usata, che considera la nostra presenza e le attività che svolgiamo sul territorio una sorta di calamità naturale. E in questa visione, ci sembra che il sagrato sia il valido pretesto per delegittimare di fatto noi. Eppure non riusciamo a capire il perché. Cosa ci rimprovera? Lei che medita e diffonde la Parola, cosa teme dalle povere parole dei poeti? Cosa teme da noi? Ci perdoni, ma le Sue parole e i Suoi pensieri sembrano dire molto più di Lei che di noi e di quanto accaduto.

Per noi la poesia rappresenta, com’è per i grandi poeti, la possibilità e il modo di esperire il sacro immanente, celato nel reale, e il sacro trascendente, a cui la poesia può dare forma e corpo. È la possibilità di riflettere sulla vicenda umana, sui sentimenti, sul dolore, sull’amore, è un prendersi cura, è un darsi alla vita.

“La poesia si trasforma in preghiera – ricorda Antonio Spadaro, stretto collaboratore del Papa – nel momento in cui si apre a Dio, il quale può essere presente anche come «assente», calco vuoto di una presenza irriconoscibile”.

Il 29 settembre, festa del nostro Santo Patrono, è anche la Giornata Mondiale del migrante e del rifugiato e il Papa ha inaugurato in Piazza San Pietro il monumento al Migrante, “Angels Unwares”, Angeli Invisibili, perché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza. Riteniamo che il nostro reading “Muri erranti” sia la narrazione poetica dello stesso messaggio. Con il pungolo fragile e delicato della poesia pensavamo di creare un varco nei muri materiali, come architettura della forza che nega l’Altro, e di sgretolare i muri invisibili che ci portiamo dentro. Quel muro d’incomunicabilità che al momento c’è tra noi che Le scriviamo e Lei che ci legge, un muro fantasma che con questa lettera schietta e trasparente vogliamo provare ad attraversare, per questo invitiamo Lei e S. E. il Vescovo ad incontrarci dove riterrete opportuno, per mostrarvi la nostra rappresentazione poetica e riconoscere eventuali errori di valutazione e di comportamento.

Le chiediamo, infine, di farci dono di un’attenzione gentile a quello che Le abbiamo scritto, poi potrà fare ciò che vuole di queste parole, potrà scegliere o meno di essere disponibile nei nostri confronti.

Cordiali saluti

I responsabili di Attacco Poetico

Rosaria Gasparro
Daniela Epifani
Angelo Epifani

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2 Commenti a “Lettera a Don Tony”

  • lillino balestra:

    -FERMO:L’Ufficio Diocesano per la Pastorale del Turismo, Sport e Tempo libero propone la XXI edizione della rassegna teatrale estiva sul sagrato della Cattedrale. L’appuntamento è per i primi tre venerdì di Luglio alle 21.15, con tre spettacoli dedicati ai giovani ed ispirati ai temi della Christus vivit.
    -BARI:Dante sui Sagrati è un progetto pluriennale di letture dantesche in tre recital, il primo dei quali fu inserito nel festival per le celebrazioni del 750° anniversario della nascita del Poeta: “Dante,
    L’Immaginario” organizzato dall’Università di Bari “Aldo Moro”. In collaborazione con la Diocesi di Bari Bitonto, viene oggi dedicato alle periferie e programmato sui sagrati e nelle chiese della nostra città.
    -FIRENZE:Sabato 22 Giugno, Sagrato della Misericordia del Duomo di Firenze, Ottetto dell’Orchestra Toscana Classica.
    -CERVO: ieri sera sul Sagrato dei Corallini nuovo concerto per il 56° Festival di Musica da Camera
    -FIRENZE:Festa di San Lorenzo, a Firenze sul sagrato il concerto dell’Orchestra sinfonica Città di Grosseto, diretta da Antonio Cristofano.
    ALCUNI ESEMPI, E SI POTREBBE CONTINUARE ……….E ALLORA?????

  • Stefania Nigro:

    Per la serie…chi ha orecchie per intendere, intenda…

    Ma non nutro questa speranza.

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