Micchio di Barrak (di Nicola Romanelli)

 

“Per incanto, come gli capitava in quelle mani sapienti, un pezzo di fil di ferro, apparivano modellini di biciclette, carrettine, ed un’infinità di oggetti carini che appena compiuti si lasciava prendere dalle mani, allegro per l’incomprensibile avidità ostentata dai suoi coetanei. Era tra i compagni e nello stesso istante assorto in un altro mondo, preferito, estraendosi dal presente. Strano magico mondo ipnotizzava la sua mente e si disinteressava, pur partecipando come fosse bendato al nostro mondo. Viveva normale in mondi paralleli, senza segni di squilibrio se non la sua grande semplicità. Amico di tutti e tutti ne approfittavano, lui sereno, gli altri famelici. In un mondo dove i genitori raccomandavano ai figli di “aprire gli occhi” e i figli applicavano alla lettera il precetto e deridevano gli altri semplici o ingenui considerati deboli o debilitati”.

L’ottavo capitolo di “Il gusto della mela”, scritto da un sammichelano doc, Nicola Romanelli. Auspichiamo che il romanzo abbia una dovuta e meritata pubblicazione in cartaceo. In bocca al lupo, zio. Buona lettura.

 

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3 Commenti a “Micchio di Barrak (di Nicola Romanelli)”

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  • midiesis:

    Inviato da Edmondo Bellanova:

    PANCHINE e STORIE

    Tardi arriva l’oscurità che pone fine alle lunghe giornate dell’estate ed è piacevole riposarsi sulle panchine della nostra piazza, sempre più assediate dai tavolini dei bar che le circondano, le assediano. Prima che la musica assordante invadi tutta la piazza ed entri, senza chiedere permesso, nelle case di tutti mi piace intrattenermi con i “vecchi” come me; parlare d’agricoltura, di politica “bassa-bassa” ed, in modo particolare, del tempo passato. Anche senza una specifica consequenzialità tento spesso di portare il discorso sugli usi, costumi, consuetudini di questo nostro mondo contadino, sui personaggi notevoli, sui loro nomi e soprannomi. Prendo appunti e completo un lavoro sui soprannomi sanmichelani che forse non completerò mai!
    Micchjë di barracchë! Ne ho parlato con Lino Ciraci, Michele Tagliente, Pietro Ligorio e tutti hanno ricordato il personaggio. Si è parlato del padre e della sua ciuccia con i “pantaloni”; del commercio delle favette e della porta della casetta di via Dentice aperta d’estate per non trattenere all’interno i lamenti del papà di Micchio, amputato di una gamba. Poi sono venuti in ricordo altri personaggi: Bambalauecchië, Bafinghë-Bafanghë, Carmela la uardië, Nisi il filosofo paesano che aveva inventato le strade “solo in discesa”. Ho raccontato loro storia del Messia e questo ci ha fatto ripensare sui valori di questo nostro popolo, allo stretto rapporto con la natura e il divino.
    Tutto questo grazie al tuo racconto!
    sanmichelesalentino18giugno2011edmondobellanova

  • nicola romanelli:

    Quanta perfidia nel tuo dono, turgidi, screziati, spaccati, quanta voglia! grazie!
    Ricordo e confermo tutti i nomi menzionati, e pur piccolo qual’ero ammiravo il padre di Micchio che con una gamba non si arrendeva, non chiedeva la pietà della gente, non esisteva l’aiuto agli invalidi, andava avanti sul suo carretto con grande dignità e con la moglie sempre accanto.
    Ti invidio il riposo sulle panchine della piazza in piacevoli intrattenimenti con coetanei a rivangare un nostalgico passato da cui siamo fuggiti annebbiati dalle promesse delle sirene.
    Beati voi che ve ne state tranquilli sulle panchine in piazza, ai miei tempi si stava in pensiero per i sassi volanti per centrare i lampioni!
    Credimi Edmondo, mi hai dato molto di più tu con le riflessioni tra la gente che io col mio racconto.
    nicola

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