IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 34^ parte

DIARIO ( 30 settembre 2021 )

Dal 2 agosto 2021 “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari non è in edicola. Mi dispiace perché non si sa se e quando ritornerà. E dico subito che mi manca.

Mi manca perché non vedo più la scritta “Cultura e spettacoli”. Un luogo di 3 pagine intere illustrate e a colori, dove storia, letteratura, poesia, scienza, fantascienza, arte, cinema, TV, teatro, religione si incontravano e offrivano ai lettori il meglio della creatività del passato e del presente con anticipazioni, interviste, recensioni.

Un luogo dove gli scrittori e gli intellettuali pugliesi e lucani avevano un notevole meritato risalto.

La Gazzetta mi manca perché mi dava la possibilità di sapere cosa accadeva non solo nei grossi centri ma anche nella miriade di paesi sparsi in 2 regioni, la Puglia e la Basilicata, unite da un antico legame di sorellanza.

Mi manca perché sono sparite 2 rubriche fisse imperdibili: “Che Sud fa” di Raffaele Nigro, che ci portava in casa la sua amatissima magica Basilicata e la nostra Puglia a lui altrettanto cara, e il “Guastafeste” pungente e divertente di Lino Patruno, indomito difensore del nostro Sud.

Mi mancano le belle pagine “Vivi la città” sempre interessanti.

In attesa e con la speranza che la Gazzetta torni in edicola quanto prima, spesso mi chiedo: cosa staranno facendo i giornalisti che la costruivano e la animavano.

Per me, è come non vedere da molto tempo amici lontani.

Ma qui freno la mia curiosità, faccio punto e non vado a capo.

Però un’ultima cosa la voglio dire: Bari senza la Gazzetta non sarebbe più la Milano del Sud.

PAOLO VI e Aldo Moro

C’è a Brindisi,  in un giardinetto di fronte al porto, il monumento al grande poeta latino Virgilio, opera dello scultore lombardo Floriano Bodini, noto come” lo scultore del dramma umano”.

Ogni volta che lo rivedo, il pensiero mi riconduce davanti a un’altra sua opera, quella famosissima che ritrae Paolo VI, “ il papa della pensosità e del tormento”, così lo ha definito un vaticanista. E , guardandola, risento le parole commosse e commoventi che Paolo VI rivolse a Dio al funerale di Aldo Moro.

Riascoltiamole.

“E ora le nostre labbra, chiuse come da un enorme ostacolo, simile alla grossa pietra rotolata all’ingresso del sepolcro di Cristo, vogliono aprirsi per esprimere il “De profundis”, il grido, il pianto dell’ineffabile dolore con cui la tragedia presente soffoca la nostra voce. Signore, ascoltaci! E chi può ascoltare il nostro lamento, se non ancora Tu, o Dio della vita e della morte?.

Tu non hai esaudito la nostra supplica per la incolumità di Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico; ma Tu, o Signore, non hai abbandonato il suo spirito immortale, segnato dalla fede nel Cristo, che è la risurrezione e la vita per lui, per lui, Signore, ascoltaci!”

CLIMA NEVROTICO

Settembre è finito, ma l’estate, imperterrita, continua.

Qualche giorno addietro, sul balcone di casa è spuntato un giglio rosso.

Si è guardato attorno, e ha capito subito che quella non era la sua stagione.

Ha resistito eroicamente per alcuni giorni, ma poi, come smarrito in un paese straniero, ha chinato il capo, si è accasciato e lentamente si è spento.

Vincenzo Palmisano

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