NOVANTESIMO (di Edmondo Bellanova)

Ieri sera all’oratorio c’è stata la festa per i novanta anni dall’autonomia: tanta gente, autorità, personalità! Bellissimo e commovente è stato il foto-racconto e non mi è sembrato opportuno appesantire la serata con una ripetizione delle cose dette dagli alunni della scuola elementare con la relazione che comunque pubblichiamo.

NOVANTESIMO

Novanta anni fa, la notizia arrivò una mattina d’autunno e trovò la piazza antistante “lì curt”, all’epoca non più di un’aia in breccia polverosa, popolata da polli e galline razzolanti e croccolanti; cani smagriti alla vana ricerca di cibo; gatti, sazi di topi, sdraiati a crogiolarsi al sole.

Ma da quella mattina del 25 ottobre 1928 cambiava la vita per tutti i 4.108 abitanti di San Michele, frazione del comune di San Vito dei Normanni, che per decenni avevano sperato e lottato per l’autonomia.

Finalmente l’impegno dei vari: don Donato Spina, Ettore TAGLIAFERRO, Pietro Rocco SANTORO, don Pietro GALETTA, Giuseppe CIRACI, don Vito Maria ARGENTIERI, Francesco APORTONE, aveva avuto successo, e da quel momento “Masserianova” cessava d’esistere e i sanmichelani diventavano padroni del proprio futuro.

L’agognato distacco da San Vito era ottenuto; San Michele Salentino è comune autonomo e con decreto del 13 marzo 1929 può far uso di stemma e gonfalone propri. Dice il decreto:

Al Comune di San Michele Salentino è concesso di far uso di uno stemma e di un gonfalone; lo stemma sarà il seguente: Interzato in fascia, nel primo d’azzurro, alla stella d’argento; nel secondo scaccato di due file d’argento e di rosso; nel terzo mareggia d’azzurro e d’argento al delfino notante del secondo.

La separazione (“esclusione” era il grido lotta dei protestanti) dal Comune di San Vito dei Normanni non è stata pacifica e consensuale; ha avuto momenti di pericolosi e tragici eventi, vere sommosse popolari a stento controllate dalle regie milizie. Erano stati gli anni (1912-1916) delle proteste, come già annotato nel verbale della visita pastorale del 1877-1878 di Mons.Luigi Maria AQUILLAR,: “di un popolo che si allarga alla giornata”.

Tutto era cominciato il 04 agosto 1839 con il primo atto di concessione in enfiteusi dei terreni della masseria San Michele e, quindi, il prossimo appuntamento potrebbe essere il 2039, per festeggiare il bicentenario della nascita

Francesco Dentice di Frasso principe di San Vito dei Normanni e Crucoli, volle rivitalizzare le sue proprietà con l’utilizzo di questo strumento già largamente usato in gran parte d’Italia.

Già! Oggi l’enfiteusi è motivo di preoccupazione per le esose ed ingiuste pretese degli attuali possessori del diritto reale a percepire un canone, ma sarebbe storicamente accertato che proprio a questa forma di concessione in uso dei terreni si deve la nascita del comune di San Michele Salentino.

I terreni della masseria, sino al luglio 1840 in fitto a Francesco Paolo ARGENTIERI, cegliese, padre del Sac. Vito Maria di cui dirò dopo (abitava nella bella casa di piazza Marconi 10), erano concessi con una modesta entratura e basso canone a gente che aveva sempre lavorato, da giorno a notte, per il padrone, il massaro, il barone, il conte, il principe, ricavando appena da mangiare per sopravvivere. Ora erano chiamati ad un lavoro anche più duro e a grandi sacrifici per trasformare l’incolto, le boscaglie di lecci e macchie, in fondi spietrati e disboscati, ricchi di uliveti, vigneti, mandorleti e ficheti, ma per loro si apriva la possibilità di guadagnare qualcosa in proprio, di progredire, di possedere una casa.  Cominciarono a nascere pagghiarë casedde, muri a secco e trulli, opere d’ingegneria spontanea che oggi sono il nostro orgoglio: belli e assolutamente compatibili con il paesaggio.

In tanti vennero dai comuni vicini per avere una nuova prospettiva di vita e già nel 1876 si contavano 1000 abitanti. La frazione cresceva e crescevano le necessità del suo popolo che e giustamente pretendeva i servizi necessari e cominciarono le rivendicazioni, le proteste, le richieste nei confronti del comune capoluogo di San Vito dei Normanni.

I frazionisti-separatisti chiedevano: Illuminazione pubblica, pulizia e igiene, assistenza medica e farmaceutica, ordine pubblico, istruzione, strade, chiese, uffici comunali. Tutte cose che piano, piano si sono poi raggiunte, sempre con enormi difficoltà.

Di quel cammino, riporto qui alcuni fatti, eventi e curiosità che riprendo integralmente dal volume “San Michele Salentino tra storia e tradizione” del prof. don Antonio CHIONNA e del prof. Vincenzo PALMISANO e da Marco MARRAFFA dal suo testo “Le origini e l’evoluzione di San Michele Salentino”.

-La prima registrazione di nascita avvenuta in “pago Sancti Michaelis” il 18.12.1845 è quella di ARGENTIERI Antonio Lorenzo Salvatore, figlio di Domenico che contende il primato ad ARGENTIERI Rocco figlio Giuseppe Maria la cui nascita è registrata il 03.giugno.1845

- la chiesa grande di San Michele Arcangelo è costruita nel 1876 su suolo di proprietà di Ernesto Dentice di Frasso con l’autotassazione dei cittadini; è solennemente inaugurata il 12.02.1882, diviene parrocchia il 03.03.1901 con l’impegno e le donazioni dei sanmichelani e in particolare di Ettore TAGLIAFERRO, nobile napoletano proprietario della vicina masseria Palagogna, instancabile e fattivo artefice dell’autonomia. Nei confronti dei parrocchiani donanti per la costituzione della congrua, la chiesa assunse l’onere di adempiere ad obbligazioni (messe, anniversari e funerali) non sempre onorate.

-Primo parroco è nominato, il 03.03.1901, don Pietro Nicola GALETTA (Papa Pietro), poi sostituito, la domenica del 20 ottobre 1907 con modalità tragicomiche dal compaesano don Vito Maria ARGENTIERI (papa Vitë), (figlio dell’ultimo fittavolo della Masseria San Michele); Cappellano della Chiesetta del Principe con enormi sacrifici con l’aiuto del podestà Angelo CERVELLERA e Giovanni  SAPONARO (dal 1936 al 1947) realizzò la costruzione della nuova chiesa grande di San Michele Arcangelo che dal 20.04.1960 otterrà il riconoscimento di Parrocchia

-Antonio EPIFANI fu Giuseppe (al 1851) è il primo sacrestano“senza onorario” della chiesetta del principe voluta da Maria  Francesca Caracciolo ed edificata da Francesco DENTICE nello spazio antistante Li curt

-il cimitero, sorto su suoli della famiglia “Maselatelë”, è ufficialmente inaugurato nel 1902; il progetto risaliva al 1876.

-il primo organista della chiesa dal 1907 è Michele GALETTA che si obbligava: a suonare gratuitamente l’organo in tutte le funzioni ordinarie della parrocchia

- le principali strade di comunicazione con i comuni vicini iniziano ad essere costruite dal 1870 e seguirono il tracciato dei quattro stradoni indicati nel piano enfiteutico del 1834;

- già nel 1876 c’è una scuola con due insegnati: don Vincenzo ANTELMI da Ostuni e Carlotta TURI; nel 1904 in una stanza di 24 mq. c’erano 34 iscritti, mentre nel 1914 all’insegnante Adele FRANZESE era assegnata una seconda classe con 46 alunni;

- il servizio di raccolta liquami inizia nel 1904; ma solo dal settembre 1924 l’appalto è affidato al sanmichelano Vincenzo NACCI; nel contratto si legge: Allo stesso appaltatore incombe l’onere di raccogliere in apposito carrobotte tirato da mulo o cavallo tutte le acque e le feci che saranno dai privati direttamente in esso riversate. Del passaggio di tale carrobotte saranno dati ripetuti avvisi con squillo di tromba.

-MICCOLI Rosa di Francesco di anni 17 è il primo decesso registrato in san Michele il 16.07.1841

-Il primo custode-becchino al Cimitero è CAVALIERE Giacinto nominato il 05.10.1880

-ELIA Isabella, cegliese, è la prima centenaria (103 anni) deceduta in San Michele nel 1891

-il CALVARIO è costruito verso la fine degli anni ’20-accanto alla chiesa della Madonna di Pompei. Recentemente è stato spostato e reso ancora più artisticamente importante con opere dello scultore Cosimo GIULIANO da Latiano

-primo medico condotto dal 1899 è il dott. Ettore NARDELLI, mentre già dal 1892 al dott. Michele DE LEONARDIS era affidato l’armadio farmaceutico (una prima farmacia effettiva fu autorizzata solo nel 1924);

-Primo maestro muratore a trasferirsi a San Michele nel 1846 è CAPPELLI Giuseppe da San Pancrazio, mentre il cegliese GIOIA Francesco già nel 1845 aveva costruito  case nel recinto delle curt

-TOMASIELLO Giuseppe Tommaso, taglialegna è la prima vittima sul lavoro. Muore a 40 anni il 19.08.1840 nel disboscare i terreni appena concessi in enfiteusi con l’ atto in data 04.08.1839.

- Vito ALTAVILLA fu Giuseppe è il primo accalappiacani nominato nel 1925

-il servizio ostetrico fu istituito dal 1912 con la levatrice Antonietta RICCIARDELLI GRASSI; prima il servizio era effettuato da PICOCO Maria Giuseppa deceduta il 22.07.1883 a 62 anni, la prima ad essere seppellita nel cimitero collaudato

- per l’ordine pubblico, nel 1885, (in San Michele si contavano 1400 abitati) al maestro elementare Giuseppe POMES fu affidata la delega di ufficiale di PS; l’ufficio distaccato di Polizia Municipale è autorizzato nel 1900 ed ubicato in largo Chiesa, in una casa a due piani di proprietà di Giovanni Parisi fu Angelo; mentre l’istituzione di una prima caserma dei carabinieri in via Dentice fu deliberata il 17.10.1914;

-l’ufficio postale è istituito dall’1 luglio 1907; il servizio telegrafico e telefonico invece è del 1924; quello del procacciato postale e trasporto dei cittadini, da e per San Vito, parte dall’08.05.1914 con omnibus a due cavalli gestito da Michele CAPPELLI. Si anticipava la prevenzione sanitaria poiché all’“art 6 del contratto del 18.05.1915 di rinnovo del servizio viene disposto: “è vietato fumare nella vettura”.

A proposito di norme contrattuali è interessante notare la precisione di un contratto di fitto di masseria del 1827: “Esso affittatore promette di non chiedere escomputo di merce da, per qualunque caso fortuito, divino, umano, raro, insolito, opinato ed inopinato e che mai sia stato solito accadere, rinunciando espressamente a detti casi fortuiti di cui sono stati da me notaio cerziorati”

-nel 1929 esiste una sola fontanina d’acqua potabile in via Francavilla (ora Duca D’Aosta angolo via Pisacane)

-nel novembre 1912 è istituita una sezione dello stato civile (Via Duca D’Aosta) e dal 1912 al 1917 è nominato delegato Pietro Rocco SANTORO

-l’illuminazione pubblica, nel 1880, è costituita da tre fanali a petrolio; quella elettrica sarà garantita dalla Società Elettrica Carovignese a partire dal 20.10.1924; nel contratto del 1880 si legge:, I tre lumi saranno accesi in tutte le ore in cui non vi sarà la luna, intendendovi assenza di luna, anche quando questa trovasi annuvolata. I lumi dovranno trovarsi accesi non più tardi di un’ora dopo il tramonto e non dovranno essere spenti prima di un’ora e mezza dall’uscita del sole.Il tutto per sei mesi all’anno;

-La costruzione della scuola elementare (progetto dell’ing. Salvatore Bernardini da Lecce) (con gli uffici comunali a piano terra e la scuola elementare al primo) ha inizio nel 1934. E’ inaugurata il 31.10.1937 .

Da quegli anni l’assetto urbanistico del comune ha preso l’aspetto attuale: la demolizione dì li curt, dell’ufficio postale, della chiesetta del principe e la contemporanea costruzione della scuola e della nuova chiesa di San Michele Arcangelo resero armonioso il centro del paese.

-Giuseppe SPINA è il primo commissario prefettizio che dall’08. 01.1944 sostituisce il podestà Angelo CERVELLERA, possidente di Latiano, che aveva amministrato il paese dal 1931

-il primo sindaco democraticamente eletto con le votazioni amministrative del 27 aprile 1946, per la lista: tre spighe di grano, è Giuseppe ROSMINDO

-Il 28.Mggio 1967 s’inaugura, in piazza Dante, il monumento “Gloria ai caduti-Pace per i popoli”voluto dall’amministrazione del Sindaco Francesco AZZARITO su progetto di Max BOSELLI da Lecce

-la chiesa della Madonna di Pompei nasce su terreno donato il 30.05.1927 ed è retta da don Donato SPINA; crollata negli anni ‘60, sarà ricostruita nel 2006 e riaperta al culto il 07.10.2008

Così tra una guerra mondiale e l’altra (57 caduti nella prima e 51nella seconda, con una medaglia  al valor militare assegnata a Giovanni FILOMENO); un’epidemia di colera (1886-87-88) e di vaiolo (1881 e1904), l’incendio degli uffici comunale del dicembre1943; il paese cresce, s’ingrandisce, si abbellisce e genera figli che gli danno lustro in campo artistico, professionale, culturale, militare ed economico.

Si costruiscono strade, monumenti, scuole, biblioteca e pinacoteca, giardini; si rifanno belle strade e piazze, l’economia si sviluppa con il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, le attività turistiche alberghiere e ristoratrici. Piano, piano siamo diventati una delle più belle realtà della provincia e questo deve impegnarci nel continuare a valorizzare quel grande patrimonio storico-ambientale- culturale che in questi  anni siamo riusciti a conquistare.

C’è il rischio che i valori e le tradizioni vadano a scomparire e quindi s’impone la necessità del loro recupero anche con iniziative come queste che sono indispensabili per tramandare ai nostri figli l’amore per questo Paese.

. C’è ancora tanto da fare e questo dovrebbe essere il compito, l’obiettivo dei nostri amministratori, delle varie associazioni culturali, della scuola, prima che la modernità divori ogni altra residua memoria storica.

Termino con il pensiero di Vincenzo Palmisano,tratto dal suo spledido  “Storie”: UN PAESE SENZA MEMORIA E’ UN PAESE SENZA PROGETTO, CIOE’ SENZA FUTURO.

Sanmichelesalentino25ottobre2018edmondobellanova

 

6 Commenti a “NOVANTESIMO (di Edmondo Bellanova)”

  • midiesis:

    Bravo Mondino. Bel lavoro. Peccato non sia stato letto ieri sera.

  • Patrizio Turi:

    Complimenti!!!
    Un abbraccio al MIO San Michele.
    Patrizio

  • Ammiro questa città e i suoi cittadini, una comunità giovane “che si è fatta da sola”. Masserianuova, una comunità che si è fatta col sudore della propria gente, sopratutto contadini: per me siete l’orgoglio del territorio.

  • Anna Abbracciante:

    Bravo Mondino, confermo il complimento di Rocco! Mi è piaciuta la lettura della storia del nostro paese, raccontata da te, in sintesi, perchè altri grandi lo hanno fatto fatto con libri che posseggo, ma che non ho ancora il tempo di leggere.
    Ho sentito i racconti della bellissima serata di ieri sera, cui non ho potuto purtroppo partecipare per motivi di salute.
    Ringrazio te e Rocco per il contributo che date, raccontando e coltivando la memoria, su questo, diciamo, più veloce e attuale strumento di informazione!
    Peccato aver perso la possibilità di vedere questa serata….

  • edmondo:

    Se guardate bene, con attenzione, la foto di San Michele che Rocco ha allegato alla mia relazione per il Novantesimo dell’autonomia, a destra della porta che ora è d’accesso alla sezione del Sindacato Cisl, è murata una lapide: è quella commemorativa dell’ottenuta separazione da San Vito dei Normanni e sancita nel decreto del 25.10.1928.
    Come riferiscono i proff. Antonio Chionna e Vincenzo Palmisano, l’insegnante Clara Leuzzi ne trascrisse il testo che così recitava:
    “L’Autonomia Amministrativa, sempre iniquamente negata a questo Comune da inetti o partigiani governi, fu elargita dal fascismo, scuola ed esempio di attività e giustizia, nel sesto annuale della marcia liberatrice; auspici Ernesto Perez ed Ugo Bono suoi apostoli nella nuova provincia e perciò il popolo, lieto e memore, segnando col fausto avvenimento il principio di una vita più prospera e feconda, vuole inciso, come in questo marmo così nei cuori di tutti i suoi figli, il voto sacro di perenne gratitudine e di puro invincibile amore alla patria al Re al Duce.”

  • Anna Abbracciante:

    Che bella emozione, Mondino, veder citata la mia grande maestra preferita: Clara Leuzzi, mia maestra in 1 e 2, poi andò in pensione e la signorina Maria Vittoria Leo, “Giovane Italiana” al tempo di MUssolini con mia madre: Caterina Sacco, mi prelevò da quella classe per portarmi in 5^.
    Anche Vittorina Leo è stata una “grande” che ha fatto la storia di San Michele e anche lei penso conservasse tanti documenti, che spesso ci leggeva in classe.
    Grazie Mondino, per il tuo amore per la nostra storia!

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