IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 5^ parte

LORENZO

Nella scia luminosa dei ricordi incancellabili che Lorenzo Caiolo ci ha lasciati, un pensiero domina su tutti gli altri: se si vivesse come lui ha vissuto, il mondo sarebbe migliore.

ROBOT

Tanto tempo fa, il famoso poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, in un sua bella poesia in dialetto romagnolo, scrisse:

andate a dire ai buoi che vadano via, che il loro lavoro non ci serve più, che oggi si fa prima col trattore.

Se fosse ancora vivo, osservando la drammatica situazione attuale, certamente scriverebbe:

andate a dire ai disoccupati, precari e licenziati che vadano via, che il loro lavoro non ci serve più, che oggi si fa prima con il robot.

CAMPAGNA ELETTORALE

Incontinenza verbale.

SPARADRAPPO

Anche le parole muoiono, infatti nessuno dice più: sparadrappo, tutti dicono: cerotto, e subito salta agli occhi l’immagine di una ferita.

ECLISSI

Ogni tanto il sole e la luna, offuscandosi, si nascondono. Perché ?, chiese il bambino. Per non vedere le brutture del mondo, rispose il nonno.

CHIOVA

Sinonimo di zolla, in dialetto chiofa, lampi di memoria mi riportano indietro nel tempo, quando Cristo non era ancora sceso oltre Eboli, il contadino del Sud, curvo sotto il sole nero di luglio, lavorava la terra assetata, riducendola in zolle, con la sola forza delle braccia e della zappa.

Una brutta immagine di fatica sudore e sfruttamento del nostro lunghissimo Medio Evo.

TRULLO

Il garofano rosso all’occhiello dell’architettura rurale pugliese ed emblema della civiltà contadina.

CAVALCATA

Un bambino milanese di cinque anni arriva con i suoi genitori in vacanza a Ostuni, vede per la prima volta la cavalcata di Sant’Oronzo e grida: mamma, i cavalli vestiti da sposa!

CASSARMONICA

Questa parola non la trovate in nessun dizionario italiano e in nessun dizionario dialettale. Eppure esiste, ed è quella struttura ottagonale in legno con il tetto a cupola, che ogni anno, nei mesi estivi, torna nelle piazze dei nostri paesi e mostra ai turisti e fotografi stranieri la propria singolare folclorica bellezza.

Per i nostri nonni e bisnonni, che non avevano mai visto o frequentato un teatro, la cassarmonica era quello che per noi è oggi il Petruzzelli di Bari o La Scala di Milano, un tempio all’aperto attorno al quale si radunavano e ascoltavano, rapiti ed estasiati, le più belle arie e i brani più famosi dell’opera lirica.

In tempi di analfabetismo di massa, le bande musicali da giro che durante l’estate, nei giorni di festa del Santo Patrono, si spostavano da un luogo all’altro per esibirsi sulle cassarmoniche tra lo sfolgorio delle luminarie, sono state un umile e prezioso strumento di divulgazione della musica operistica italiana.

NOSTRALE

Il turista entra, guarda, legge “Formaggio nostrale” e chiede: che formaggio è ? , da dove viene?, dove lo fanno?. Il negoziante risponde: lo facciamo noi,  con le nostre mani, con il latte delle nostre pecore, nella nostra masseria.

Ho capito, è un formaggio nostrano, locale, di questo paese. Allora me ne dia 2 etti, lo voglio assaggiare.

Bello ed efficace quel nostrale, vecchio aggettivo, ormai in disuso, scritto dal negoziante al posto del più comune nostrano. Mi piace perché suona dentro di me come un inno alla tradizione e all’antica arte dei nostri casari.

VINCENZO PALMISANO

( continua )

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Un Commento a “IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 5^ parte”

  • edmondo:

    Con estremo interesse aspetto la ciclica pubblicazione di quel “mio dizionario” con il quale il prof.Vincenzo Palmisano scava nei suoi ricordi per riesumare storie, personaggi, profumi, colori e sapori che appartengono alla cultura dei nostri paesi.
    E’ un bel perdersi in termini arcaici e dissueti che si adattano perfettamente ai racconti del professore spesso romanticamente nostalgici di un passato ormai lontano da noi e di più dai nostri figli e che, comunque, ci aiutano a capire meglio l’attualità

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