MASIN IL FRUTTIVENDOLO (di Nicola Romanelli)

Coi soldi guadagnati a raccogliere ulive coi geloni alle dita esco di casa. È la prima esperienza. È la prima volta in vita mia che posso come un grande, decidere di volere e comprare con i miei soldi. Avevo 8-9 anni con in tasca un bel gruzzolo, non ricordo esattamente, 60 – 70 lire! e neanche il prezzo esatto della frutta ma il resto è tutto vero.  In quanti oggi a Massarianova ricorderanno il mitico Masin, il fruttivendolo!…

Masin il fruttivendolo

Quella domenica faceva freddo, ed io camminavo lentamente, ancora non mi decidevo, non sapevo cosa! Ogni tanto mettevo la mano in tasca per assicurarmi che le mie monete erano veramente ancora lì. Una bella sensazione di sicurezza, mi sentivo padrone del mondo. Non un re, di più!

Masin il fruttivendolo, magro, tutto nervi, m’incuteva timore.

Col suo carretto, questa volta, si era sistemato sul piazzale davanti la chiesa Madre, coi muri di enormi pietre annerite dal tempo. Ogni tanto gridava, a me quel tono aggressivo sembrava minacciare e invece lui cercava solo di invogliare la gente a comprare : Guardate quant’è bella la mia frutta. Frutta scelta per cristiani. Venite, venite a vedere coi vostri occhi! – Ma i paesani non si lasciano incantare con le belle maniere e lui, astuto, li provocava : Roba come questa non è per gente di Massarianova. –

A debita distanza camminavo e guardavo, ammaliato da quei colori del paradiso.

Le mele. Grosse, non come le nostre piccole, pallide quasi rachitiche. Beh, le nostre sono dolcissime, buone, ma guarda quelle! Vorrei una mela di quelle in mano tutta per me! E i colori! Colori densi, caldi, vellutati. Rosso cupo con striature di giallo e sfumature di rosa. Le nostre, due alberi  nel fondo sobbataéne,  di un verde pallido, un giallo da ammalato.

Faccio qualche passo più deciso verso il carro, con la mano chiusa in tasca, stringo le monetine così forte che ho paura che la mano non mi si apri più.

Prendo coraggio, mi avvicino di fretta e mi appoggio al carretto.

Come sono belle ordinate tutte le cassette!

Le mele profumano d’un intenso …

-          Ueh, alla larga, vattene di là, sparisci – sbraita Masin.

Mi sembra peggio di un cane ringhioso.  Lui sa che per i monelli basta una sua distrazione per allungare una mano.

Intimorito mi faccio indietro di due passi, mentre alcune donne trattano con indifferenza.

Masin è autorevole. Non vuole che si tocca la sua “Robba” :

- “Ditemi quale e io ve la do. L’igiene è igiene” sentenza, non sta bene tante mani sulla frutta.” -

Questa è la sua strana filosofia, che nessuna delle donne condivide, ma devono accettare loro malgrado, anche se, si lamentano, le loro mani non sono sporche come quelle mosche  intorno.

E poi, l’igiene, sfottono, parla come noi, con una parola non ti fai più grande!

Masin è inflessibile, le donne lo ingiuriano, offese al sospetto di essere sporche. – “Pensatela come volete, abbaia, contro il mio stesso interesse, ve ne potete pure andare”.

Le donne se ne vanno, con la frutta incartata sotto un braccio, lamentando e insultandolo per i prezzi troppo alti e per le sgarbate maniere, e visto che non sanno regolarsi davanti a modi nuovi, preferiscono far finta di niente che passare per zoticone.

Strada facendo ridono sull’igiene tanto che a una le si rompe il sacchetto che stringe al petto e una mela rotola a terra. La donna agile si curva rapida, la raccoglie e la rimette con le altre. “ meglio che l’igiene non vede, se no chissà cosa dice” aggiunge sottovoce. E ridono di gusto alla faccia di Masin.

Masin si arrabbia, l’ ha venduta a prezzo stracciato, l’ ha regalata! La sua frutta!

Ne approfitto in quel marasma, le sopracciglia aggrottate, muso duro, mi avvicino al banco.

-          Sei cocciuto, vuagliò, alla larga, sparisci, vai a giocare che è meglio và! –

-          Non voglio giocare e resto qua – gli rispondo a tono. Dammi quella. Quella mela – e la indico puntando l’indice, il braccio allungato. –

-          I morti che … vattene – vuoi proprio mazzate tu! –

-          Masì -  interviene il barbiere di fronte – non incaponirti. Senti cosa vuole quel giovanotto, lo conosco e ha la testa apposto. –

-          Aoh, Co, mi devo mettere a discutere coi moccoloni mò – Avanti, sciò, vattene via !

-          Voglio quella mela ti ho detto –

-          mbè, fammi vedere i soldi!

-          Voglio sapere quanto costa, prima.

Cosimo il barbiere, da cui mio padre mi porta ogni estate per farmi tutta la testa, trova la faccenda divertente.

E trovava pure divertente il sistema escogitato, per trattenermi mentre continuava a fare la barba e capelli ai clienti, per mio padre che poteva andare a sbrigare altre faccende.

Mi aggiustava sulla sedia e con la macchinetta mi tracciava un solco tra la fronte e il collo e assicurava mio padre: puoi andare Cò, Colin non scappa da qua.

A me non andava proprio di girare con la testa rapata a zero, ma neanche come un moicano.  Me ne stavo buono in un cantuccio, subendo i lazzi degli astanti coll’aizzarmi ad uscire fuori.

La porta scricchiola mentre il méstr Cosimo vi si appoggia. Lo sento ridere tra il tintinnio della persiana e questo mi sostiene. Qualcuno osa ridere davanti quel cane feroce d’un Masin!

-          5 lire, fammele vedere ! abbaia Masin.

Dalla tasca tiro fuori due pezzi di carta da 1 lira. – Tanto ti do – gli dico con la fronte aggrinzita e gli occhi torvi.

-          pilli muert di giud ( per i morti di giuda)   – impreca Masin. Intasca le due lire, allungandomi la mela. –

-          Quella ho chiesto! e afferro scaltro l’altra che volevo!

Con la mela stretta al petto, corro dietro la chiesa, e mi siedo in bilico su una stanga del traino che era in attesa di riparazione, proprio di fronte alla bottega di Juwann, il maniscalco.

La mangio cogli occhi. L’annuso, l’odore mi riempie la gola, poi a malincuore la mordo, con delicatezza. Quale piacere, che gusto!

Aaah, il gusto della mela!

Croccante, succosa, pregna saporita di liquido zuccheroso. Mentre nei miei occhi brillano intensi i colori della mela. Nessuno è pari a me felice, in quel momento!

Ma dove le va a prendere queste mele, Masin?

Solo lui conosce quel posto, perché in tutta Massarianova di alberi con quelle mele non se ne trovano. Dove andrà a prenderle, mi domando provando stizza per una inconscia estromissione.

Delle volte lo vedo dirigersi col suo carrozzino rosso a tre ruote, verso il cimitero, ma non posso seguirlo, per quanto corra dietro di lui, stanco desisto, e il carrozzino strombettando in una nuvola di fumo nero, s’allontana oltre il cimitero, verso San Vito. Resto deluso, incaponito, mentre Masin sparisce ignaro dei fatti miei.

Intanto la voglia di mangiarmi ancora qualcosa e di scegliere a volontà tra tutta quella frutta, dell’Eden ignoto, m’infonde spavalderia.

Palpo soddisfatto le monete in tasca. Che forza, che potere, da quelle piccole monete, radia e investe il mio animo, rendendomi audace!

Ho visto vicino alle mele i pomi (cachi). Sono grossi, turgidi. Alcuni con la buccia stirata, come ferite, mostrano la loro carnosità. Quelli voglio e senza esitare mi avvio. So già a memoria quelli che voglio.

-          Che cerchi adesso ? mi fulmina Masin –

Questa volta il tono ha una sfumatura di sopportazione, di interesse celato, che a me non sfugge.

-          Ho da guardare prima – gli rispondo, senza permettergli confidenza.

-          Quello là, – indico sicuro, dopo una breve pausa, per non fargli capire che la mia scelta era già stata presa.

Masin allunga la mano aperta e aspetta.

-          Tieh – e gli spingo in mano il biglietto da 5 lire. – Dammi il resto. Aspetta… quella “ marang “(arancio) quanto fa’ ? –

-          Fanno giusto 5 lire – sorride Masin con gli occhi duri.

-          Tu m’imbrogli – lo accuso .

-          Va, va – aggiunge lui, insensibile alle mie proteste. – Vattene va – e mi mette in mano la frutta.

Me la squaglio dietro la chiesa, dove posso restare solo con la mia Fortuna.

È la prima esperienza. È la prima volta in vita mia che posso come un grande, decidere di volere e comprare con i miei soldi.

Mi sento in fermento. Non so cosa mi esalta di più : il fatto di comprare o il gusto di mangiare.

Il pomo è sodo, affondo i denti impazienti, lo succhio piano piano, ma poi non riesco più a controllare l’istinto e a morsi frenetici mi scompare tra le mani. Me le lecco avidamente e ne resto appagato… ma, quanti ne mangerei ancora !

Seduto sul vecchio carro, prendo l’arancia e gioco tirandola con cautela in aria. L’annuso, e il suo profumo intenso, acre odore mi tenta. L’addento per sbucciarla, la buccia è buona e ne mangio una parte. Finisco di sbucciarla con le dita, e mi rincresce buttare quella odorosa buccia nella terra, accanto ai miei piedi. Gli spicchi si separano netti, sono grossi. Con avidi morsi, bocconi pieni, mastico goloso, e trattengo il gusto più a lungo che posso… e anche quelli son finiti !

Con le ultime care 5 lire, tutte le monetine in fondo alla tasca, da cui mi devo distaccare come fosse il compagno migliore, mi faccio incartare le noccioline e sgranocchiandone mi avvio verso casa, con un non so cosa di indefinibile che mi sento dentro. È vero mi è piaciuto tutto, ma non ho più una lira!

Ria prende due noccioline che le do, e mi domanda sfottendomi: – E i soldi, Colì, quanti te ne son rimasti? –

- Arrabbian, arrabbian Rì, me li son mangiati tutti! – rispondo assorto, serio, rivedendomi coi geloni alle dita, raccogliere nere-rosse-viola ulive sulla dura fredda terra, frettoloso per riempire tanti piccoli secchietti che la mamma mi contava e approvava col dolce sorriso, come angelo buono.

Mi resta, menomale, il prillo nero, che ho comprato subito coi soldi che la mamma mi ha dato alla vendita delle ulive. Del prillo non ricordo che fine ha fatto, ma il gusto della mela lo sento ancora. Come vedo ancora Masin davanti il suo carretto colmo di frutta, frutta speciale, di desiderio impagabile, mi torna spontaneo quel gusto in bocca!

Nicola Romanelli

 

2 Commenti a “MASIN IL FRUTTIVENDOLO (di Nicola Romanelli)”

  • edmondo:

    Masin’ li marrang’: Un mio piccolo ricordo-omaggio di una persona amica “emblematica” di un mondo ormai scomparso!

  • roni:

    Grazie Edmondo, si é lui come lo ricordo da bambino! Certo vestito per le grandi occasioni, lo ricordo col suo grembiule dietro il carro colmo di verdura e frutta!

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