CALCIO E DESTINO (di Edmondo Bellanova)

Uno strano identico destino sembra legare San Michele Salentino a Ceglie Messapica.

Ci dividono solo alcuni chilometri e poche centinaia di metri in altitudine; mentre il territorio è simile con distese d’ulivi che, negli anni, hanno progressivamente occupato lo spazio prima coltivato a cereali, frumento, vite, fichi e mandorle. Muretti in pietra delimitano piccole proprietà impreziosite da trulli e lamie, storiche testimonianze della fatica di generazioni votate al sacrificio ed al disagio. Bianche masserie, testimonianza delle grandi proprietà nobili-ecclesiastiche, sono oggetto di sistematiche trasformazioni in centri turistici alberghieri e già si concretizza il rischio che le “pezze” ed i pascoli siano trasformati in campi da golf con prati inglesi, laghetti artificiali, ville e villini.

I nostri paesi sono anche uniti nell’ identica situazione del gioco del calcio: sono anni che non si riesce più ad organizzare delle società sportive che partecipino a campionati di calcio.

Ed allora non ci resta che tornare ai vecchi ricordi e questo ha fatto Cataldo Rodio con la presentazione del suo libro “La zingara del calcio brindisino” avvenuta ieri sera nella sala consiliare del comune vecchio di Ceglie Messapica.

Con una ricca documentazione fotografica Rodio ha ripercorso gli anni “romantici” del calcio cegliese negli anni 1968-1971 (forse avrebbe potuto aggiungere qualche didascalia in più!) quando, senza un campo sportivo e utilizzando principalmente quello di San Michele Salentino, la squadra del presidentissimo Giovanni Stoppa e di mister Pino Sardelli ottenne risultati straordinari giustamente balzati anche agli onori della cronaca sportiva nazionale.

La presentazione del volume affidata al prof. Vincenzo Gasparro è stata “partecipata”, come quella di un testimone d’esperienze vissute sul campo, impreziosita da appropriati riferimenti letterari.

Quella storia è in parte uguale a quella vissuta da noi sanmichelani e tanti ricordi mi hanno quasi portato alla commozione.

Identica la perspicacia con la quale Giovanni Stoppa e Cataldo Bellanova (mio padre), con l’aiuto e la partecipazione di schiere d’amici appassionati, hanno inseguito il sogno d’avere un campo sportivo e “messo in croce” gli amministratori  per impegnarli nello scopo.

Identico l’entusiasmo della nostra gente intorno a quelle squadre che per riuscirono a dare identità, passione ed orgoglio ad un intero paese.

Ora le cose sembrano cambiate proprio in peggio. Identico destino ci accomuna:  a San Michele  ed a Ceglie non c’è più una squadra di calcio che partecipi a campionati.

Agli amministratori locali non sembra utile impegnare le pur esigue risorse a loro disposizione per favorire nascita e crescita di nuove società calcistiche con l’obiettivo di contribuire ad un più sano sviluppo delle nuove generazioni.

Il calcio sembra relegato nei ricordi di chi come me, ieri sera, vedendo tanti vecchi amici-giocatori e dirigenti, ha risentito l’acre odore dell’olio canforato frizionato sulle gambe, il lezzo delle magliette sudate, il ticchettio delle scarpe chiodate nello spogliatoio e l’oleoso profumo della sanza esausta usata per ammorbidire il terreno di gioco; rivisto i palloni ingrassati con legacci di cucitura esterni, il denso vapore delle docce comuni, la dura terra dei campi da gioco con le pietre affioranti e l’erba rigogliosa e traditrice, i pali quadrati; rivissuto l’orgoglio d’indossare la maglietta della squadra del proprio paese.

Ma forse rimpiangiamo solo la “giovinezza”!

Mi consola e gratifica la consapevolezza di trovare in ogni paese il rispetto e la fraterna amicizia di tanti ragazzi che sui nostri campi sono cresciuti e diventati uomini anche perché il calcio è stato e sarà scuola di vita.

Sanmichelesalentino17gennaio2016edmondobellanova

 

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