MATRIMONI (di Edmondo Bellanova)

Mi rivolgo alla memoria di Claudio Muschio per aggiungere qualcosina ai soliti splendidi ricordi di Marcello Veneziani quando ritorna al sud!

A San Michele Salentino, dopo la cerimonia religiosa, il corteo, con sposi impacciati, parenti fieramente divisi per appartenenza, gli invitati nel loro migliore abbigliamento con ostentata mostra di ori e pettinature e bambini, con le tasche piene di “cannulicchië” raccattati sul sagrato della chiesa, impazienti di sgaiattolare tra le porte aperte per occupare i posti migliori, raggiungeva il Cinema Vittoria di Pietro Azzarito in Via Napoli.

Allora, come oggi, per quell’occasione ci si sfiancava nella ricerca del vestito più opportuno con il risultato di vedere costrette in colorati rasi le donne che per tutto il resto dell’anno ed altre sarebbero uscite da casa con “lu vantilë” su canoniche vesti nere. Le cravatte agli uomini stavano sempre troppo strette e la “cammisolë” era una dantesca costrizione per chi (tutti) avevano intenzione di rimpinzarsi.

Come nei migliori spettacoli teatrali, agli sposi era riservato il centro del palcoscenico e da lì, dall’alto, dominavano la sala con gli invitati allineati e coperti come in uno schieramento militare nelle  poltroncine,  certo più comode delle sedie in paglia di casa.

Da quel momento allo sposo era consentito togliere i guanti bianchi con i quali aveva reso omaggio alla sposa per tutta la cerimonia.

Ora le donne chiedono la parità nelle liste e non sapranno mai di quale attenzione e rispetto godevano in passato.

I camerieri venivano da altri paesi e nella loro altera divisa incutevano apprensione nei convenuti e timore nei ragazzini sempre pronti a ripetere ”il giro”.

Com’era bianco, morbido e burroso il panino al latte! Con la fetta di mortadella, prosciutto e salsina delicata non faceva certo rimpiangere il pezzo di pane duro al quale era stato tolto un cuneo di mollica per contenere peperoni “sprittë”, pasto consueto di chi andava a lavorare in campagna.

Che delicatezza i dolci sospiri di “scarcedduzzë”, non resistiva nessuno e le mani tornavano sempre più piene dal vassoio che i camerieri passano sulla testa degli invitati per servire quelli della fila dopo.

Il rischio reale nasceva con il servizio dei “rosolii” perché i vassoi stracolmi di ”bicchirinë” pienissimi dei coloratissimi liquorini erano un tormento per “quelli della fila dopo”.

La festa durava poco, non si ballava, qualche foto, si mangiava e basta! Alla fine, raccolte, nel capace cesto, le “buste” con il regalo in soldi, gli sposi distribuivano le bomboniere con il fagottino dei panini, paste di mandorla, confetti e dolcetti ai convenuti ed io, che abitavo nella casa del prof. Stefano Cavallo, sempre in via Napoli, vedevo venir fuori dal cinema le povere donne zoppicanti per la subita tortura delle scarpe nuove ed i maschi, senza cravatta e con giacche e corpetti sbottonati e pancia al vento.

sanmichelesalentino14agosto2020edmondobellanova

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