FIGLI DI UN DIO MINORE (di Edmondo Bellanova)

L’ex Ilva, l’ex Italsider, la Arcelor Mittal, Taranto da giorni occupa le televisioni, la stampa, il governo! 10.200 dipendenti che perdono il posto di lavoro e non potranno più “portare il pane ai loro figli” sono un problema reale, meritevole di ogni considerazione e poco conta se i tarantini (e noi) continuano a morire di cancro, importante è l’impunibilità di chi ha inquinato ieri e di chi oggi progetta d’inquinare domani. Mi dicono che in Austria (Linz) si è risolto il problama della compatibilità ambientale e sanitaria di un’acciaeria in città. Il web è spesso menzoniero, ma qualcuno ha approfondito l’argomento? E’ possibile convertire l’ex Italsider in modo d’assicurare il lavoro, la salute e la redditività? Domade che non hanno risposta!

Comunque il governo nazionale e regionale non dormono e continuano a istituire “tavoli” nel tentativo di dimostrare al popolo tutto il loro interessamento al problema.

Beati  tarantini, almeno di loro si parla! Non risolveranno niente, continueranno ad inquinare e a licenziare (forse solo la metà degli addetti attuali); certamente qualunque soluzione sarà a carico dello Stato (di noi fessi) bravissimo a svendere le aziende produttive (vedi Prodi!) e ad accollarsi quelle in perdita (vedi Alitalia)!

Quando c’è da garantire la cassa integrazione a centinaia di miglia di lavoratori, un reddito ai giovani fannulloni, un asilo ai migranti, un aumento agli stipendi dei parlamentari… non badiamo a spese!

Bene, tutto bene!

Ma qualcuno è a conoscenza che un’intera regione è al collasso economico per un batterio che distrugge gli ulivi secolari e non che da millenni hanno dato lavoro, reddito e dignità a milioni di contadini!

Già, contadini! Neanche ora che una di loro (si dice!) è diventata ministro dell’agricoltura il problema della Xylella fastidiosa trova spazio e considerazione. Da anni si continua ad allargare la zona infetta, di contenimento e di osservazione con il risultato che, dal primo focolaio di Gallipoli, siamo arrivati a Fasano e non c’è rilevazione che dimostri un arretramento o contenimento del fenomeno.

Ci hanno imposto ed abbiamo eseguito “le buone misure di coltivazione”; abbiamo eradicato gli alberi segnalati come infetti, trattato le piante con olii minerali d’arancio ed “acqua santa” ma nulla ferma l’avanzata di questo maledetto virus. Neanche le miracolose ricette degli ecologi-ambiantalisti hanno dato risultati positivi. Con faccia tosta e spudoratezza (comunque mista ad onestà di fondo) la scienza ammette la sua incompetenza e impotenza nel trovare una soluzione. Le tante commissioni di “testoni” istituite da Stato, Regioni ed Europa sono solo riuscite a dare fondo a tutti gli stanziamenti erogati per la lotta al batterio. Putroppo neanche i convegni organizzati dai più svarianti enti e associazioni hanno dato l’unico risultato di mettere in vetrina il solito candidato ad elezioni.

Ora riducono il raggio delle piante da eradicare da 100 a 10 metri; ma questi “scienziati” si rendono conto che: o la misura era sbagliata prima (desertificavamo 3 ettari) o sbagliata oggi perché i nostri alberi hanno spesso un diametro superiore ai 20 metri, quindi  s’ abbatte solo un albero. Allora tutta la strategia del contenimemto… va a benedirsi?

Non passa giorno che un “santone” non ci consigli una terapia più o meno fantasiosa per combattere questo virus; ma l’assurdità è che tutti questi tentativi, le tecniche di coltivazione, la stesa eradicazione delle piante siano ad esclusivo onere degli agricoltori. Stanziano fondi per i frantoiani, ma qualcuno si rende conto che quest’anno (almeno qui) ci pagano le olive (quelle che riusciamo ancora a raccogliere) da 15 a 18 euro al quintale?

Peccato, tanti secoli di lavoro e tanto  amore per queste piante che oggi stanno morendo! Poi, solo dopo,  ci accorgeremo del danno arrecato alla nostra terra, alle nostre tradizioni, alle speranze, al valore stesso di proprietà acquistate con duro lavoro, sacrifici di emigrati all’estero, sogno e speranza di genitori che volevano garantire un fututo ai loro figli. Tutto questo mentre ci preoccupiamo giustamente dei 10.200 operai dell’acciaieria e ce ne freghiamo dei milioni di pugliesi che dall’olivicultura trovano reddito, anche misero ma sufficiente ad “andare avanti” senza l’elemosina di nessuno, con dignità!

Che gli agricoltori siano figli di un dio minore?

Un’ultima osservazione: nei supermercati si vende olio extra di olive italiane o di origine comunitaria al costo di 2,65/3,00 euro litro. Mi assicurano che è tutto in regola con le disposizioni europee; è legale; è corretto! Ma com’è possibbile fare certi prezzi quando a me, produttore, il solo costo non è inferiore ai 5 euro/litro? Basta con quese sofisticazioni autorizzate! Basta con queste importazioni illegali! Basta con questa normativa europea garante solo dell’arricchimento dei manipolatori chimici di prodotti più che scadenti!

Possibile che governi, sindacato, confederazioni di categoria non riescano a garantire la qualità di un prodotto che noi ostinatamente cerchiamo di fornire all’acquirente con l’onestà di chi ha le mani sporche di terra!

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