IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 13^ parte

Musica

Ho ascoltato brani musicali di Giuseppe Tartini ( +1770 ), di Niccolò Paganini ( + 1840 ), di Salvatore Sciarrino ( vivente ), di Luciano Berio ( + 2003 ) eseguiti da Michael Barenboim, e ho trascorso un’ora di beatitudine.

Quattro musicisti uno diverso dall’altro, le cui composizioni sono tappe importanti della storia della musica e della sua evoluzione.

Per me ascoltare prima Tartini-Paganini e poi Scarrino-Berio è stato come passare dalla musica classica a quella elettronica, da Giotto a Botticelli, all’astrattismo, all’informale e al concettuale, da Dante e Manzoni a James Joyce, Gadda, D’Arrigo, Samuel Beckett, dall’estetica di Benedetto Croce all’estetica di Gillo Dorfles.

Di Sciarrino e Berio quello che sempre mi colpisce è la diversità rispetto a chi li ha preceduti e la originalità con la quale, trasformando il rumore in musica, esprimono le inquietudini, le ansie e la tragicità della nostra epoca.

E l’ascolto ancora una volta mi ha rafforzato nella convinzione che anche in campo artistico la diversità è una ricchezza.

Matera

C’era una volta il “chinino di stato”. Lo vedevo scritto in piazza su un cartello affisso accanto alla porta della tabaccheria del mio paese.

Ero allora un ragazzino e non capivo il significato di quel cartello. Crescendo, incontrai di nuovo la parola chinino, e l’arcano mi fu chiaro, quando, già adolescente,  lessi “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi.

Il libro toccò nel profondo la mia meridionalità, mi iniziò al meridionalismo ed ebbe su di me un impatto emotivo talmente forte da spingermi spesso a tornare sulle sue pagine, come adesso sto facendo.

Ascoltate. E’ la sorella di Carlo Levi che parla. E’ venuta da Torino in Basilicata a trovare il fratello antifascista qui confinato, e gli racconta sconvolta quello che ha visto scendendo verso il fondo dei Sassi di Matera: “ Una gran folla di bambini mi seguiva, a pochi passi di distanza, e andava a mano a mano crescendo. Gridavano qualcosa, ma io non riuscivo a capire quello che dicevano in quel loro dialetto incomprensibile . Pensai che volessero l’elemosina e mi fermai: e allora soltanto distinsi le parole che quelli gridavano ormai in coro “ signorina, dammi u chinì”, signorina, dammi il chinino !.Laceri e denutriti com’erano, non chiedevano soldi o qualcosa da mangiare, chiedevano il chinino per guarire dalla malaria.

Oggi il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano non sono più quelli  del Cristo si è fermato a Eboli, la malaria non c’è più né a San Michele Salentino né in Basilicata e, miracolo!, Matera, non più vergogna d’Italia, è capitale europea della cultura 2019.

Aveva ragione il poeta lucano Rocco Scotellaro, figlio spirituale di Carlo Levi, quando cantava: ”Ma nei sentieri non si torna indietro./ Altre ali fuggiranno/ dalle paglie della cova, / perché lungo il perire dei secoli /l’alba è nuova, è nuova”.

Totocalcio

Leggo sul giornale “Muore il Totocalcio, addio alla schedina, addio a 1×2”, e immediatamente mi ritrovo ragazzo a San Michele.

Pomeriggio di domenica. Dal “Bar degli amici” gremito di tifosi fuoriesce una voce che invade la piazza. E’ la voce calda forte e chiara di Niccolò Carosio. Il famoso giornalista e radiocronista racconta e commenta la partita Inter-Juventus.  Parlando, scolpisce le parole e, trasformandole in immagini, dalla lontanissima Torino ci fa vedere quello che noi non possiamo vedere.

Al 90° minuto la partita finisce: ha vinto la Juventus, ma nessuno ha fatto 13. Allora  tutti escono dal bar e ripopolano la piazza portandosi dentro i tre momenti in cui il grande Carosio ha gridato goal con l’acuto di un tenore che infiamma i cuori.

Ora, tornando al presente, la mia curiosità si riaccende. Apro il vocabolario di Nicola Zingarelli, edizione 1945, lo sfoglio e vi trovo la parola Ludo. Dice: giuoco, spasso, pubblico spettacolo per festa…ma non c’è Ludopatia,  la malattia endemica e inarrestabile di oggi.

Scultura

Tutte le volte che nelle dirette televisive dal Vaticano vedo la “Resurrezione” di Pericle Fazzini addossata alla parete di fondo della Sala Nervi alle spalle di papa Francesco, la mia mente elabora e mette a fuoco un’altra immagine  e rivedo il “Monumento alla Resistenza” di Cuneo realizzato da Umberto Mastroianni.

La prima, lunga 20 metri, rappresenta il Cristo a braccia aperte, con la barba e  i lunghi capelli scompigliati dal vento e il volto che fa trasparire la tristezza interiore nel momento in cui risorge dal cratere aperto dalla bomba nucleare.

La seconda è una gigantesca struttura sostenuta da un traliccio di acciaio e rappresenta l’esplosione di un cristallo che guardava nella direzione di Boves città martire. E l’energia e la violenza dell’esplosione è espressa mediante cunei di bonzo che a raggiera si aprono e schizzano verso l’esterno..

Due grandiose opere in bronzo che sprigionano moto e luce, una di carattere religioso e l’altra di carattere laico, la prima figurativa e la seconda astratta, ma entrambe generatrici di emozioni e riflessioni.

Vincenzo Palmisano

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