La Materia dei Sogni, personale di Margherita Cavallo

Edmondo Bellanova ci comunica che dal 27 aprile al 20 maggio 2017 l’Architetto Margherita Cavallo, figlia del pittore e scultore sammichelano di fama internazionale Stefano Cavallo, esporrà le sue opere presso lo Spazio DoloMiti di Milano.

Inaugurazione giovedì 27 aprile 2017 alle ore 18.30 - Spazio DoloMiti, Via Dolomiti 11, 20127 Milano
Telefono: 3357689814
Da mercoledì a Sabato dalle ore 15,30 alle 19,30

http://margheritacavallo.it/
www.spaziodolomiti.org
indirizzo mailinfo@spaziodolomiti.org

“La materia dei sogni, oggetti prestati all’immaginazione, superfici naturali consumate dal tempo, situazioni che prendono forma in libertà, echi di suoni, parole ritmate, emozioni. Di questo ed altro ancora sono fatti i lavori che ho realizzato nel 2016.

Un inciampo a piedi scalzi negli oggetti dopo una mareggiata, lo scrosciare dell’acqua nel lavello a un colpo d’occhio dalla TV che mi porta il mondo in cucina, l’orecchio di qualcuno che non mi ha saputo ascoltare. Lo smartphone a portata di mano ferma il tempo su qualcosa che mi sta impressionando, che entra in risonanza con quella parte di me che riconoscerò soltanto quando incomincerò a lavorare sulla fotografia sgranata e ridotta a ombra di se stessa.
Da quelle tracce lasciate su un foglio da disegno cominceranno ad emergere e delinearsi figure che prenderanno forma proprio come in un dormiveglia. Quello che succederà tra me e la realtà esterna dalla quale ho attinto diventerà una questione estetica, di linguaggio e di materiali. Tutto il resto sarà affidato all’inconscio che mi viene incontro e alla ricchezza delle emozioni che sa regalarmi. Proprio come in un “flusso di coscienza” dove la punteggiatura è totalmente assente, scarseggia la sintassi e i pensieri fluiscono liberamente senza essere legati da alcun nesso logico”.

 

Biografia:

Da piccoli tutti si disegna poi, chi sa perché, si smette. Avevo sei anni e, accovacciata in un angolo di casa, le matite colorate in grembo, riempivo pagine e pagine di un’agenda scaduta mentre mio padre metteva mano ad un grande bassorilievo in creta che occupava una intera parete della camera dove dormiva la nonna Checchina.

Lo vedevo svolazzare nel suo grembiule bianco, allontanarsi e ravvicinarsi, affondare il pollice nella creta, accarezzarla mentre, giorno dopo giorno, scena dopo scena, si materializzava il percorso di una donna che si apprestava a partorire serenamente in ospedale, accudita da premurose suorine.

Ai miei occhi di bambina quanto succedeva in quella stanza della casa sarà sembrato misterioso, se le storie che racconto disegnando, per quanto fantasiose possano essere, mantengono una loro familiare concretezza, inquietano ma non fanno paura o almeno lo spero.

Sicuramente se fossi nata maschio di questa passione ne avrei fatto un mestiere e mio padre, da buon maestro qual era, mi avrebbe insegnato tutto quello che sapeva di pittura e di scultura. Anche per assecondare i suoi sogni, mi sono laureata al Politecnico di Milano ma a costruire ci ha pensato mio figlio Giulio come altrimenti fece per tutta la vita mio nonno, mast’ Salvatore,

sapiente costruttore e raffinato scalpellino di mascheroni e mensole a sorreggere balconi, di ghirlande di fiori e frutta intorno alle finestre del suo paese nel Salento.

Nel 1963 la contestazione giovanile nei confronti di una società ingiusta e consumista mi ha sorpresa e conquistata connotando molte mie scelte.

Ho insegnato Progettazione architettonica e ambientale a Milano, sempre nello stesso Istituto, il Liceo Artistico Caravaggio. L’ho fatto con dedizione e, come una levatrice, ho aiutato tanti giovani a mettere passione e energia nelle cose che facevano e a darne un senso.

Ho allestito mostre d’arte e di architettura, mi sono occupata a livello amatoriale di grafica, ho illustrato anche qualche libro con i miei lavori, soprattutto non ho mai smesso di disegnare perché ogni superficie è buona per me quando ho una penna in mano.

Se non è ciò che vedo, se non sono i suoni che sento e le parole che si dicono, è la stessa superficie che mi trovo tra le mani a suggerirmi qualcosa che intravedo in una macchia, in una sfumatura, un corrugamento, in una imperfezione della forma. E ogni volta mi meraviglio di ciò che man mano appare ai miei occhi, la nascita di qualcosa che mi appartiene ma che non conosco ancora.

 

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