Il Giardino della felicità (“The Blue Bird”) di Stefania Lombardi

di George Cukor
anno di produzione: 1976

Stefania Lombardi

Periodo di feste. Periodo di sogni. Anche Scrooge o il Grinch lo riconoscerebbero. E allora, perché non ci concediamo un bel sogno?

Maurice Maeterlinck,di sogni se ne intende; egli è un autore drammatico, poeta e scrittore belga di lingua francese che un bel giorno decise di scrivere una meravigliosa favola per bambini, “L’uccellino Azzurro” (“L’Oiseau bleu“) e che fu poi rappresentata, per la prima volta, a Mosca nel 1908-1909.

Da quella fatidica data di rifacimenti ce ne sono stati a iosa in tutto il mondo; si ha memoria anche  di un film con Shirley Temple nel 1940.
Il film che però meglio esprime la profondità e la ricchezza dei temi toccati dalla bella storia di Maeterlinck è quello di George Cukor del 1976.

George Cukor, famoso come “il regista delle donne” usò un cast d’eccezione in cui comparivano Liz Taylor, Jane Fonda e Ava Gardner.

Il film fu realizzato parte negli Stati Uniti e parte in Russia (nazione della prima rappresentazione teatrale) con l’apporto di una doppia troupe e la partecipazione di stelle dello star-system sovietico, tra cui il famoso mimo Oleg Popov e la grandissima ballerina classica Nadezda Pavlova che in un balletto interpreta proprio l’essenza dell’uccellino azzurro che porta la felicità.

La storia descrive un viaggio; questo viaggio è sia reale che figurato; in contemporanea al viaggio, nei protagonisti del racconto, si avvia anche un processo di maturazione e di consapevolezza.

In breve, la storia:

Due fratellini, il maschietto Tyltyl e la femminuccia Mytyl, si sono allontanati dalla casa del padre boscaiolo più di quanto la mamma permetta, e vengono spediti a letto senza cena.

In sogno compare loro “Luce”, interpretata da Liz Taylor (non è un caso che l’attrice interpreti anche il ruolo della loro madre oltre al ruolo di un’essenza: “l’amore di ogni madre”) che li invita a viaggiare in cerca dell’Uccello Blu – la felicità– che deve essere consegnato ad una bambina molto malata e molto infelice; in questo viaggio, i bimbi, saranno accompagnati da elementi domestici personificati: Acqua e Fuoco, Pane, Latte, Zucchero, il cane Tylio e la gatta Tylette.

Con il sussidio di un diamante luminoso (che rappresenta il “guardare con altri occhi”) i due piccoli raggiungono il paese dei Ricordi dove incontrano i defunti nonni; Il castello della “Notte”, interpretata da Jane Fonda; il Regno dei Piaceri introdotti da “Lussuria”, interpretata da Ava Gardner; la Foresta degli Alberi; la Terra del Futuro dove incontrano i bambini “non nati” o che devono ancora nascere, fra cui il loro futuro fratellino; nella Terra del Futuro imparano che il Tempo è inesorabile e incorruttibile e assistono all’amore devastante fra due bambini “non ancora nati”  e già separati dal Tempo.

Infatti, molto a malincuore, il bambino è costretto a lasciare la  sua amata perché deve nascere e andare a vivere e lei nascerà quando lui sarà ormai troppo vecchio e sarà, pertanto, “l’uomo più infelice della terra”, per usare le sue stesse parole fornite come risposta alla domanda di lei su come potrà mai riconoscerlo una volta nata (il concetto di anime gemelle introvabili?).

Svegliati dalla mamma, si accorgono che l’Uccello Blu era nella loro casetta (è sempre stato lì nella loro gabbietta ma non lo vedevano di colore blu) e lo portano alla bimba infelice.

Bellissima la scelta dei colori e meravigliosi i significati allegorici. Il blu per i russi è la speranza ma anche la spiritualità e non a caso è tra i colori della loro bandiera nazionale. Per gli europei è la spiritualità, l’essenza.

I ragazzini intraprendono questo viaggio nella speranza della felicità per capire che essa consiste nell’apprezzare il vero essere delle cose, di vederne quindi la vera essenza e non fermarsi alle apparenze.

Per questo hanno bisogno di “Luce” (di vedere chiaro, di vedere meglio) e del diamante luminoso che “Luce” stessa ha donato a Tyltyl; grazie al diamante possono parlare con gli elementi, con gli animali e con la natura perché ne vedono l’autentica essenza.

Quando raggiungono i defunti nonni nel paese dei ricordi, imparano che basta ricordare e avere sempre nel cuore le persone scomparse che abbiamo amato per poterle riportare in vita; nel paese dei ricordi trovano anche il primo uccellino azzurro; al ritorno però questo uccellino cambia colore perché la felicità che appartiene al ricordo è appunto un ricordo e non è più presente.

Quando aprono tutte le porte che schiudono i misteri della Notte, trovano tanti uccellini azzurri e li mettono in gabbia; ma al loro ritorno li trovano morti perché la felicità non può essere imprigionata e, se imprigionata, non è reale e quindi, semplicemente è vana.

Bellissimi i clichè sul cane, rappresentato dall’inizio alla fine come migliore amico dell’uomo e sul gatto che, in quanto incarnazione del clichè dell’animale più indipendente che domestico, rappresenta la natura misteriosa e selvaggia; il gatto parteggerà fino alla fine per la natura libera; perché in questo film è anche parecchio evidenziata la contrapposizione uomo/natura e i due bimbi, quindi gli umani, passeranno dei brutti momenti nella Foresta degli Alberi; gli alberi, infatti, rappresentano la natura delusa e arrabbiata con l’uomo.

Il gatto e la natura temono l’uomo e, soprattutto, temono quel che l’uomo potrebbe fare conoscendo l’essenza delle cose, se già da perfetto ignorante, per via della sua infima caratteristica, arreca agli altri viventi infiniti danni; per questo si oppongono alla ricerca dell’uccellino azzurro da parte dell’uomo.

Nel frattempo, Tyltyl e Mytyl stanno completando il loro processo di maturazione e vedono la verità delle cose; quindi, cominciano ad apprezzarne la bellezza autentica. Al loro ritorno/risveglio non hanno più bisogno del diamante per vedere la vera bellezza.
All’inizio del loro viaggio, senza l’ausilio del diamante, la pur bellissima “Luce” era apparsa loro come una vecchia, brutta, gobba e stracciona. Al termine del viaggio finalmente sanno, adesso veramente vedono: mai la madre era loro apparsa così bella, mai la casetta era loro apparsa così carina, linda e confortevole e mai l’uccellino che già possedevano era loro apparso così blu. Al colmo della felicità, lo consegnano alla bambina bisognosa e la rendono veramente felice; ma, come ormai prevedibile, l’uccellino azzurro, le sfugge di mano dopo pochi minuti e vola via.

Tyltyl e Mytyl non disperano perché ormai sanno; sanno che la felicità, come l’amore e come il sapere non rappresentano un qualcosa che è dato una volta per tutte; no, è ricerca continua come l’emblema stesso della condizione umana.
Non bisogna imprigionare l’uccellino azzurro/la felicità ma non bisogna, nemmeno e soprattutto, smettere di cercarlo/a perché “….potrà servire molto al mondo, un giorno”.

Link “The Blue Bird”

Un Commento a “Il Giardino della felicità (“The Blue Bird”) di Stefania Lombardi”

  • Giordano Giannini:

    Buon pomeriggio, Stefania. Mi sono imbattuto nella tua bella recensione per caso, mentre cercavo sulla Rete alcune informazioni sulla pellicola di George Cukor … è un film meraviglioso, assolutamente da far riscoprire. Se soltanto i distributori lo ripubblicassero … io ho reperito il dvd in Russia (dov’è tutt’ora acquistabile col titolo “Sinyaya ptitsa”) e l’ho regalato alla mia fidanzata per Natale. Attendo inoltre la ristampa in dvd del primo adattamento del 1918, firmato Maurice Tourneur. Se ti fa piacere potremo scriverci e restare in contatto per parlarne più dettagliatamente.
    Fin da ora ti mando un saluto da La Spezia insieme ai miei più Sinceri Auguri di Buon Natale!!!

    Giordano

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