Le parole dei parassiti

Riceviamo dal Prof. Adriano Podestà, segretario politico del PdA – Partito Delle Aziende, e pubblichiamo:

Abbiamo perso noi stessi. Tagliato il filo della memoria, quello che ci univa alle generazioni precedenti, ai giorni degli affetti sorridenti, che erano capaci di costruire nel presente immaginando il futuro, nulla più ci trattiene dal cadere. I giorni correnti ne sono prova evidente. Rete Imprese Italia, un’organizzazione di sindacato, nei giorni scorsi ha proclamato una giornata di protesta per mettere all’attenzione la condizione in cui versano le piccole e medie imprese. Immediatamente, sono emersi dall’ombra i parassiti.

Le dichiarazioni commosse e partecipi che ratte si sono levate da candidati politici non possono che lasciare un desolato e rabbioso senso di disgusto. Per essere buoni, non basta sentirsi buoni. Per essere buoni, bisogna essere capaci di rinunciare, di donare. Non si può essere buoni mentre si chiede.

Dov’erano, questi candidati da marciapiede mentre le Aziende si spegnevano, mentre molti, troppi nuovi caduti sul Lavoro, caduti per il Lavoro sceglievano di togliersi la vita? Erano a farsi i fatti propri, allora come ora. Quando il Partito delle Aziende manifestò contro l’omicidio fiscale davanti a Montecitorio, fu lasciato solo e disprezzato, trattato con sufficienza e indifferenza. E’ facile ora dire non è giusto, è difficile dire chi è responsabile di uno Stato, o meglio di un non-Stato, ostile e inetto, prevaricatore e tarlato da troppi privilegi, quando magari, direttamente o meno, di persona o per interposta persona, siamo stati e siamo partecipi da anni della rapina.

Mentre abbiamo concorso ad affidare funzioni dello Stato non-Stato a soggetti privati, come Equitalia e le altre Agenzie consimili; mentre abbiamo partecipato al grande pasto offerto dal Demanio e dalle banche che, privilegiate e difese oltre ogni misura ragionevole, hanno usato il loro assurdo diritto di fatto a rimanere indebitate per anni, per trasferire soldi dai propri bilanci ai propri compari; mentre abbiamo inginocchiato l’Italia al neo-colonialismo di un’Europa che non c’è, pagando multe su multe e mantenendosi supini a regole che, in nome apparente del libero mercato, hanno asfaltato il nostro sistema produttivo, riducendolo in soggezione; mentre abbiamo tollerato o praticato qualsiasi ruberia; mentre abbiamo lasciato i giovani senza presente.

In quei giorni, in quelle ore, in quei minuti, la Gente del Lavoro stava china sulle macchine, subiva l’insulto vostro e del Direttore di banca o di qualche ufficio pubblico, era abbandonata, senza traccia di politica economica equa, di politica industriale, di politica dei prezzi, senza nemmeno la possibilità di accedere alla giustizia.

Siamo stanchi della vostra illusione disperata, della malattia civile che vi induce, ancora una volta, a pretendere. Nessuno paga, nessuno paga mai e men che meno con la vita, se non chi lavora. Ma le parole vuote non possono bastare, gli atteggiamenti da buono, la doppia morale, che in pubblico afferma ciò che non pratica nel privato, non vi permetteranno più di ordire l’inganno uscendone illesi, anche questa volta. E’ l’ora di capire che non si può dire qualsiasi cosa senza assumersene la responsabilità.

Non pensate alle elezioni … cominciate a pensare al dopo le elezioni. Il ceto medio produttivo, che sta subendo un impoverimento precipitoso, non ha più la pazienza e la voglia di subirvi ed è ormai pronto a reagire. Capisce sempre più rapidamente di avere dalla propria parte, dalla stessa parte, i lavoratori dipendenti, è pronto a scrivere un nuovo patto, un Patto per il Lavoro, un patto della Gente del Lavoro ed ha iniziato a darsi la forma politica originale necessaria a portare di nuovo il Lavoro al centro della vita della Repubblica. A generare, dal Lavoro, un nuovo futuro di speranza,che non prevede né voi né le vostre parole da parassiti.

Adriano Podestà
Segretario politico del Partito delle Aziende

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