Antenna di telefonia mobile nel centro storico di San Michele Salentino

Riceviamo da Mimino Ciciriello e di seguito pubblichiamo:

È spuntato come un fungo, sopra la Banca Arditi Galati in Piazza Marconi. Parliamo di un ripetitore di una compagnia telefonica. L’apparecchio è stato piazzato sul tetto di un’abitazione privata, a pochi passi dalla scuola elementare “Guglielmo Marconi”, che ospita tutti i giorni quasi trecento bambini. Quindi non certo in una zona periferica, o nelle zone circostanti, bensì al centro del paese, nel cuore pulsante del paese, in un’area densamente abitata, fra l’altro vicinissimo ad una struttura scolastica che ospita alunni di età giovanissima, oltre che a pochissima distanza dal Comune e dalle due Chiese principali.

Un bruttissimo sfregio alla  storia ed alla cittadinanza tutta di San Michele Salentino. Quel luogo storico rappresentato da Piazza Marconi ed i suoi aspetti architettonici con le due Chiese: Madre e di San Michele Arcangelo, la Scuola ed il Comune, nonché le caratteristiche vie limitrofe sono stati trafitti come da una spada che penetra nel cuore sanguinante della nostra civiltà.

A questo deturpamento storico-architettonico del paese non va sottaciuto nemmeno la circostanza  per le implicazioni che le frequenze irradiate da tale ripetitore potrebbero avere sulla salute delle persone che vivono nelle immediate vicinanze.

Magari fossero soltanto brutte e si limitassero a sfregiare il paesaggio. No, quel “mostro” di antenne che da pochi giorni sorge a San Michele, visibile da ogni parte del paese, in pieno centro abitato, a pochi passi dalla scuola elementare incute davvero terrore, fosse altro psicologico, per i danni che potrebbe provocare alla salute soprattutto dei nostri piccoli alunni.

L’Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, nel 2011 ha classificato le radiofrequenze come possibile fattore cancerogeno nell’uomo, sulla base di studi del 2001 sulle leucemie nei bambini, e dei celebri studi di Lennart Hardell del 2011 sull’accresciuto rischio tumori celebrali prodotti dall’uso del telefono o dalla vicinanza ai ripetitori.

È ormai scientificamente assodato che i campi elettromagnetici interagiscono con i tessuti biologici.

La sentenza

Il TAR Lazio, con sentenza n. 1021 del 27.01.14, ha dato ragione a due condomini romani che si erano appellati alla giustizia amministrativa contro l’installazione di un’antenna per la telefonia mobile a pochi metri da una scuola, in violazione delle distanze minime previste dalla normativa vigente.
Il Giudice ha disposto l’annullamento dell’autorizzazione all’istallazione del ripetitore e ha accolto il ricorso presentato dai due condomini. Le antenne di telefonia mobile vanno installate a distanza di sicurezza dalle scuole e dagli altri “siti sensibili” a tutela della salute. Inoltre, il silenzio-assenso non può dirsi formato quando non sia stato acquisito un parere necessario o, come nella fattispecie, sia stata addirittura saltata qualche fase istruttoria (si evita di precisare).

Qualche domanda al proprietario è il caso di porla:

1) I circa 10 mila euro all’anno che le vengono bonificati dalla compagnia telefonica, valgono più della salute pubblica dei suoi concittadini e del possibile danno che le onde elettromagnetiche possono provocare a bambini? Vale veramente la pena sfregiare in modo così barbaro tutto ciò che di bello architettonicamente e culturalmente offre la nostra cittadina?

2) Prima di accettare l’installazione del ripetitore, ha avvisato, per coscienza, gli abitanti, i tanti esercenti che svolgono la loro attività lavorativa sotto quell’antenna, i vicini, gli amici e soprattutto la scuola.

3) Quale necessità ha il nostro Comune di avere un ulteriore antenna di telefonia mobile, quando già insistono sul territorio tutte le antenne delle principali compagnie telefoniche, e si ripete tutte, nessuna esclusa, che offrono già servizi di gran lunga superiori a quelli che la nostra piccola comunità richiede?

Se queste considerazioni sono condivisibili possono essere utilizzate per una raccolta firme da presentare all’Amministrazione Comunale per far sì che antenna selvaggia non proliferi e danneggi la nostra cara ed amatissima San Michele.

Mimino Ciciriello

10 Commenti a “Antenna di telefonia mobile nel centro storico di San Michele Salentino”

  • Anna:

    E raccogliamo queste firme. Non abito più in piazza e non ho bambini nella scuola elementare, ma sono pienamente d’accordo con Mimino Ciciriello e Midesis che ha pubblicato questo articolo. E’ un obrobrio vederla e sapere che nuoce alla salute di tutti i nostri ragazzi e della popolazione tutta che usa la nostra piazza come ritrovo, fa parte della nostra cultura. Firmiamo se può servire!
    Anna Abbracciante

  • midiesis:

    Abbiamo già affrontato nel 2008 questo problema sul vecchio sito di midiesis.it.
    Pare che in quegli anni, la mancanza di un regolamento comunale sia stata la causa di concentrazione delle antenne nel centro abitato:
    http://win.midiesis.it/index.php?q=node/812

  • Francesco cavallo:

    Per il vil denaro non si guarda in faccia nessuno.

  • Nico Cavallo:

    Ma sicuramente l’antenna è stata montata a valle di una autorizzazione rilasciata dal comune… hanno considerazione i rischi????

  • [...] Informativa Privacy e Cookie « Antenna di telefonia mobile nel centro storico di San Michele Salentino [...]

  • Mimino Ciciriello:

    Riguardo all’assenza di un Regolamento sulle installazioni di antenne di telefonia mobile.
    Alcuni sostengono che in mancanza di un Regolamento Comunale sulle installazioni delle antenne di telefonia mobile gli Enti interessati poco o niente possano fare in merito alle relative autorizzazioni.
    Se mi si consente, queste affermazioni non trovano riscontro nella più elementare giurisprudenza. Tant’è che i suddetti regolamenti non sono altro che il compendio di norme e di leggi statali e regionali da prevedere e rispettare. Nessun regolamento, quindi, potrà mai prevedere norme o sanzioni non contemplate dalle leggi suddette.
    Queste premesse perché, e qui si arriva al punto di interesse per la nostra collettività, esiste già un Regolamento Regionale, da rispettare a prescindere, che stabilisce per l’appunto le modalità tecniche e procedurali per il rilascio del parere tecnico preventivo di ARPA Puglia.
    Modalità tecniche e procedurali stabilite con R.R. N. 14 del 14/09/2006 (all. 1), che qui si trascrivono integralmente a scanso di interpretazioni soggettive:

    1.A. – Istruttoria relativa al rilascio parere tecnico preventivo di ARPA Puglia
    L’istruttoria relativa al parere tecnico preventivo richiesto per un nuovo impianto o per la modifica/implementazione di un sistema radiante già esistente si basa sulle seguenti fasi:
    1. esame del progetto e della relativa documentazione tecnica allegata;
    2. sopralluogo presso il sito di installazione per la verifica di quanto dichiarato dall’operatore, con particolare riferimento alla individuazione dei siti accessibili alla popolazione aventi valenza radioprotezionistica ed alla presenza di ulteriori impianti radioemittenti;
    3. effettuazione di misure di fondo elettrico sul sito di installazione;
    4. effettuazione di misure di fondo elettrico presso particolari siti aventi valenza radioprotezionistica;
    5. modellizzazione del sistema radiante con calcolo del valore di campo elettrico atteso, con particolare riferimento ai siti aventi valenza radioprotezionistica selezionati;
    6. confronto dei risultati della modellizzazione con i limiti di legge e di regolamento;
    7. rilascio del parere tecnico preventivo.

    Di seguito si descrivono in dettaglio gli adempimenti e le attività da svolgersi nelle varie fasi dell’istruttoria innanzi elencate.
    …………………………omissis ……………………

    Fase 2: dovrà essere effettuato un sopralluogo tecnico presso il sito ove è prevista la realizzazione dell’impianto.
    In particolare, durante il sopralluogo si dovrà verificare:
    - se lungo le direzioni di irradiazione principali del sistema radiante proposte dal operatore esistano siti aventi particolare rilevanza radioprotezionistica. Tali siti sono da individuarsi in quegli edifici aventi minore differenza di quota rispetto al centro radiante e posti in un raggio massimo di 100 metri nel caso di una stazione radio base e 200 metri nel caso di impianto radiotelevisivo, anche alla luce della potenza del sistema radiante, del guadagno e del tilt elettrico ovvero meccanico dell’antenna. Tale stima dovrà essere condotta anche per le altre direzioni di irradiazione alla luce dei diagrammi orizzontali oltre che verticali delle antenne proposte nel progetto. I siti così individuati dovranno essere identificati tramite indirizzo ed accessibilità.
    - dovranno essere censiti gli ulteriori impianti radioemittenti posti in prossimità dell’impianto (100 m. in caso di stazioni radio base e 200 m. per impianti radiotelevisivi) e verificare, se note, le caratteristiche radioelettriche, utili alla definizione della successiva fase di modellizzazione del campo elettrico;
    - verificare l’esistenza di siti quali scuole, strutture sanitarie, ricoveri per anziani da includere nella successiva modellizzazione quali siti sensibili”.

    Penso che sia compito degli uffici comunali competenti verificare se è stato rispettato o meno quanto previsto dal Regolamento Regionale da parte dell’Arpa Puglia.

  • Mimino Ciciriello:

    Scusate, dalla precedente comunicazione, causa mancata evidenzazione dei caratteri, non si rende bene l’idea che forse all’ARPA è sfuggito di considerare come siti sensibili la scuola elementare “G. Marconi”, le due chiese ecc. ecc.

  • Sarei del parere che i vari personaggi politici renda a cuore questa situazione incresciosa, raccogliendo le firme dei cittadini che sono contro questa antenna in piazza, vicino ad un edificio scolastico inviandolo al prefetto.

  • Paolo:

    Cosa significa “È ormai scientificamente assodato che i campi elettromagnetici interagiscono con i tessuti biologici”? Anche l’apparecchio elettronico dal quale è stato scritto questo articolo produce un campo elettromagnetico, perché sull’uso di questi dispositivi non ci si fa problemi?
    Oltre alla semplice presenza di un campo elettromagnetico ne va valutata l’intensità e la frequenza dello stesso, solo allora si può arrivare a concludere che l’esposizione possa o meno arrecare danni. Finora non ci sono state pubblicazioni scientifiche che sostengano questa tesi e nemmeno i famosi studi di Hardell sono da considerarsi come pienamente attendibili dato che ce ne sono stati molti altri che sono arrivati a conclusioni opposte.

  • Vito:

    È vero che tutti usiamo dispositivi elettronici che si servono dei campi di queste “bellissime antenne”, ma mi pare che i nostri dispositivi funzionassero già abbastanza anche senza questa “opera artistica”! Chiedo, visto che per qualsiasi intervento nelle aree urbanizzate, storiche ed agricole, c’è uno strumento che si chiama commissione paesaggistica, essa ha potuto ignorare questo aspetto estetico al di là della sua azione di probabile nocività non di poco conto? Pronto a firmare Una eventuale petizione! Grazie

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