IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 19^ parte

ANTESIGNANO

Il preside don Antonio Chionna, fondatore e direttore del mensile “Il Punto”, amico e allievo dell’accademico dei Lincei prof. Cosimo Damiano Fonseca, precorrendo i tempi, nel lontano 1970 pubblicò con l’editore Schena il volume “ Il villaggio rupestre di Lama D’Antico”, uno dei più importanti beni culturali di Fasano, allora sconosciuto ai non addetti ai lavori e in abbandono.

Lo scorso settembre, Lama d’Antico è stata oggetto di un originale restauro virtuale totale che ha avuto un grande successo.

Fu questa pubblicazione del preside Chionna il primo faro acceso sulla necessità e l’urgenza di un recupero dell’antico villaggio.

ACQUEDOTTO

Ho letto sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” questo cin cin  augurale :”Beviamo ai nostri 100 anni. Un secolo fa nasceva l’acquedotto pugliese”.

E ho subito fatto un tuffo negli anni della mia infanzia, quando le condotte dell’acquedotto da Caposele arrivarono anche a San Michele Salentino, da poco Comune autonomo.

Il primo ricordo mi riporta alla  “vasca” in contrada Aieni, e la siderale distanza temporale non mi impedisce di rivederla mentalmente come era.

Un grandissimo serbatoio d’acqua seminterrato, circondato da eucalipti e sormontato da una torre.

Quella torre, potendo diventare un facile bersaglio, durante la seconda guerra mondiale, fu dipinta con i colori  delle tute mimetiche militari per nasconderla alla vista degli aerei e preservarla da eventuali bombardamenti.

Custode della struttura, protetta da una lunga cancellata,  e tecnico idraulico dell’impianto, era Domenico Fato, papà di numerosi figli, nostri carissimi e indimenticabili amici.

Nato a Castellana Grotte, Domenico fu uno dei primi impiegati arrivati da fuori, accolti e trattati con gentilezza e diventati da subito sanmichelani DOC.

BIBLIOFILO

Se si vuole avere un’idea esatta dello stato d’animo in cui si trova chi, dopo una giornata di lavoro, si rifugia tra i suoi libri, bisogna leggere la famosa lettera che Niccolò Machiavelli scrisse a Francesco Vettori il 10 dicembre 1513.

Leggiamola.

(…) “Venuta la sera, mi ritorno in casa ed entro nel mio scrittoio; e in su l’uscio mi spoglio quella veste  cotidiana, piena di fango e di loto; e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente entro nelle antique corti degli antiqui uomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio , e che io naqui per lui, dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli: e quelli per loro umanità mi rispondono; e non sento per quattro ore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi trasferisco in loro”.  (…).

E’ questa, anche oggi, la condizione di spirito in cui si trovano tutti coloro che, senza essere Machiavelli, amano i classici, i moderni  e i contemporanei , li frequentano e li vivono.

E nessuno, meglio del grande e immortale fiorentino, ha saputo descriverla.

MATERA

Ora che il 2019 è alle nostre spalle, cosa resta di Matera Capitale Europea della Cultura?.

Resta, fra i tanti, il desiderio prioritario di poterla raggiungere rapidamente da ogni parte d’Italia.

Purtroppo, il Cristo dell’alta velocità è ancora fermo a Salerno.

Vincenzo Palmisano

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