LU SAPONË DI CEGGHIË (di Edmondo Bellanova)

Seduto sulla panchina in piazza Marconi, nel semplicissimo e fattibilissimo intento di “sprecare il tempo” in attesa della cena serale, ho intrecciato un amabile colloquio con Giuseppe “lu passionistë” al quale ho chiesto notizie sulla pianta di “ristinch” citata da Francesco Azzarito in una sua poesia.

Una parola tira l’altra, un fatto tira l’altro, non ricordo come e perchè, “Peppë” mi ha raccontato di un antico mestiere esercitato nella sua Ceglie Messapica al tempo della sua gioventù: “lu cenerar”.

Difficile trovare il corrispondente termine in italiano; forse con un neologismo potremmo tradurlo in: ”il ceneraio”, ma c’è il rischio di confonderlo con il vano sotto la graticola del focolare che raccoglie la cenere.

“Lu cenerar “ era un signore che, con una sacco sulle spalle, si aggirava per le stradine del centro storico e a voce alta e cadenzata chiedeva alle donne la cenere, residuo dei focolari accesi per preparare frugali pasti e riscaldare alla meglio le  abitazioni, spesso un monolocale con alcova e camerino buio.

Le stradine riecheggiavano del grido: ”u cinerar, a ci tene a cenere!”

Era un sistema per liberarsi dell’incomodo residuo e quindi, il buon “cenerar” non faticava a riempire di cenere il sacco e comunque il commercio andava incoraggiato: lui ricambiava la consegna della cenere con un “leccata” di “sapone di Ceglie” che con estrema cura e parsimonia prelevava da una tavoletta piatta con un lungo manico di legno.

Riempito il sacco e del tutto ricoperto da cenere, come un antico eroe omerico o un fervente cattolico in penitenza, andava a consegnarlo ai vari signori Di Oronzo e Castellana che, nei loro improvvisati “stabilimenti”, con cenere, calce, soda e acqua producevano la lisciva (lissië) poi messa a cuocere con l’aggiunta di olio d’oliva per diventare il rinomatissimo “sapone di Ceglie”, dal colore miele, unico e di gran qualità.

Un mestiere che come tanti altri è scomparso  e questo dovrebbe stimolarci nell’andare a  documentare l’attività di questi nostri “artësanë”, veri maestri nell’arte di arrangiarsi e  produrre capolavori con scarsi mezzi e tanto ingegno!

sanmichelesalentino14settembre2018edmondobellanova


 

Un Commento a “LU SAPONË DI CEGGHIË (di Edmondo Bellanova)”

  • midiesis:

    Gli anziani sammichelani ricordano che anche a San Michele Salentino giravano per le strade quelli di Ceglie raccogliendo cenere e olio usato.

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