IL MIO DIZIONARIO (di Vincenzo Palmisano) – 3^ parte


ATTACCHINO

L’attacchino era colui che faceva il mestiere di attaccare i manifesti. Un mestiere che oggi nessuno fa più e che, scomparendo, ha cancellato dalle facciate delle case le parole di carta, lasciando i muri nudi e muti.

E’ accaduto anche a San Michele Salentino, dove, però, l’Associazione culturale “Attacco poetico”, creatura della poetessa Rosaria Gasparro, scrivendo sui muri delle case con una grafia chiara ed elegante versi di autori italiani e stranieri, ha ridato la parola alle pietre trasformandole in moderni manifesti poetici.

La poesia è scesa così nelle strade, tra la gente.

DEDICA

A Caterina che, facendoci diventare nonni, ci ha regalato il futuro.

CREPITACOLO

Leggere questo vocabolo è per me come sentire il crepitare della legna al fuoco o del sale sulla brace, e vedere la processione del Venerdì Santo.

Una giornata in cui, in segno di lutto, l’uso delle campane era proibito e il lento sfilare delle Confraternite era accompagnato dal crepitacolo, una tavola di legno munita di una maniglia di ferro che, scossa ritmicamente, emetteva un suono scoppiettante, accentuando la drammaticità dell’evento.

CAMPANILE

Sentinella, bandiera e punto esclamativo. Infatti, anche da lontano, appena ti vede, ti saluta e dice: tu sei nato qui!.

GUTENBERG

La prima vera arma di istruzione di massa.

FRUGNOLO

Nelle gelide notti di inverno i nostri contadini entravano negli uliveti, puntavano un frugnolo ( fanale a riverbero ) contro gli uccelli che dormivano appollaiati sui rami, li abbagliavano e, colpendoli con una lunga pala di legno, li ammazzavano.

Una caccia crudele ( in dialetto iacca ) praticata in anni lontani di miseria e di fame.

IDIOSINCRASIA

La parola che il mio indimenticabile preside di liceo ripeteva quando, alla fine di ogni trimestre, entrava in classe e, commentando la pagella, sottolineava la voragine delle mie lacune nelle materie scientifiche, facendomi arrossire.

SIESTA

Una sosta nella canicola.

PREGARE

Desiderare che la speranza diventi certezza.

MARTINICCA

Quella discesa era così ripida e scivolosa che il carrettiere tirò subito la leva della martinicca. Questa spinse i ceppi di legno a fare attrito sui cerchioni delle ruote e ne arrestò il movimento, poi allentò un po’ la leva e il cavallo, di ritorno dalle cave, lentamente  potè scendere in pianura e arrivare a destinazione con il suo carico di tufi.

Martinicca ( in dialetto martellina ) freno a mano d’epoca, roba ormai da Museo della Civiltà contadina.

( continua )

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